Il bisturi dei commissari, l’Ataf primo banco di prova

Osserviamo con attenzione in questi giorni l’evoluzione della crisi Ataf: potremmo ricavare indicazioni decisive sul percorso che seguiranno i commissari del comune di Foggia nella guida della città per i prossimi 18 mesi. L’azienda di trasporto pubblico è sull’orlo di scelte importanti: può risanarsi e ripartire, e sul tappeto ci sarebbero già alcune soluzioni che andrebbero incoraggiate e perseguite. Oppure ridimensionarsi e subire conseguenze ben più gravi, ad esempio perdendo il controllo della sosta tariffata. L’equilibrio è tra l’affermazione di un modello commissariale che semplifica ai minimi termini il concetto di gestione (non solo di Ataf, arriva al pettine anche il nodo sui rifiuti dell’Amiu). Oppure ripartire da una impostazione “rigorista” per immaginare forme di rilancio in presenza, appunto, di elementi di valorizzazione.
Considerazioni che ruotano intorno alle parole pronunciate qualche giorno fa dal commissario Giangrande (e che su queste colonne avevamo segnalato in anteprima, il 14 ottobre 2021), ai sindacati e all’amministratore unico ventilando il fallimento della società che gestisce la sosta tariffata (68 dipendenti). La riflessione è in corso, ma i timori crescono sulla volontà dei commissari di usare il bisturi per recidere un’infezione. Tuttavia senza la sosta tariffata sarebbe il tracollo per Ataf, temono i sindacati di categoria di Cgil, Confail e Ugl che chiedono in una lettera «chiarimenti» ai tre commissari del comune nonché all’amministratore unico di Ataf, Rana, accusato per il suo «immobilismo». La sosta tariffata è infatti divenuta il fulcro dei conti di Ataf anche in epoca di vacche magre. Si pensi che in tempi di post-Covid, con le entrate dai parcheggi in leggera ripresa e la perdita di oltre trecento stalli in città, Ataf riesce ancora a garantire alla società di gestione Apcoa circa 140mila euro al mese per le attività di gestione e per assicurare lo stipendio dei parcheggiatori. I presupposti per la ripresa sembrano esserci tutti, in relazione agli aumentati volumi di traffico (e di auto parcheggiate) che evidentemente la consegna dei libri in tribunale prefigurata da Giangrande manderebbe all’aria. Ma in Ataf si guarda anche a un altro esempio virtuoso, che non c’entra nulla con i parcheggiatori anche se il tema coincide: il parcheggio Ginnetto, gestito direttamente da Ataf, ha ripreso a funzionare da maggio 2021 dopo una gestione scriteriata durante il periodo pandemico, diventato evidentemente la foglia di fico per giustificare ogni genere di disattenzione aziendale (le barriere erano sempre aperte e si parcheggiava senza pagare). Stiamo parlando dunque di rilancio e di valorizzazione di beni che appartengono ai cittadini foggiani. D’accordo, i commissari prefettizi non sono manager e non sono chiamati a risanare beni pubblici: ma se agissero con solo con l’accetta ci sarebbe molto da tagliare in una città come Foggia, terremotata da una gestione fallimentare della cosa pubblica e devastata da un’immagine deteriorata dal cliché “mafioso”. Dunque l’auspicio dei foggiani che vogliono ancora bene alla loro città è che anche i commissari comincino ad amarla. Come? Provando a ricostruire, derogando – se è il caso – ad alcuni principi di fondo come quello di non portare i libri in tribunale se ci sono ancora margini per operare come nel caso della sosta tariffata.

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