Lo chef Peppe Zullo gioca la carta del turismo post-Covid


La gente vuol tornare a vivere, la gente ha bisogno di spendere i soldi accumulati durante i mesi della pandemia. Nuovi rischi di contagio a parte (l’Italia è circondata dalla recrudescenza del virus), i piccoli Monti dauni propongono la loro offerta. E lo fanno con un uomo solo al comando, lo chef Peppe Zullo, il grande timoniere di un’idea (natura incontaminata e buona cucina) che si sta provando a costruire intorno a questi nuovi stimoli. Del resto il messaggio proposto è genuino.
Quarant’anni fa Peppe Zullo divenne l’ambasciatore della cucina povera, che per edulcorarne un po’ il significato veniva affiancata dall’aggettivo «salutista». Oggi il cuoco di Orsara di Puglia, che negli Stati Uniti aveva programmato le modalità del suo ritorno in patria, è un modello di ristorazione e ospitalità che andrebbe attentamente studiato per la sua ostinata passione di promuovere un’idea. Il suo ultimo slogan “i luoghi di bellezza e di lentezza” ricalca il concetto del “simple food” (mangiar semplice) che è poi il suo segno distintivo: avesse depositato il copyright per tutti i tentativi di imitazione fin qui attuati, oggi il cuoco contadino avrebbe ben altra notorietà. Ma non è questo il punto: Zullo ha fatto scuola un po’ ovunque senza ergersi a modello di riconoscibilità in un settore in cui impazzano i baroni come all’università. Alzi la mano lo chef e/o il proprietario di ristorante che non abbia nel proprio menu un richiamo alla terra d’origine e alla tradizione culinaria di un popolo. Si direbbe anzi che la cultura da fast food – che negli anni ’80 avrebbe anticipato le sofisticazioni dell’”italian sounding” – sia stata ormai soppiantata dalla goccia nella roccia di questo artigiano del buon vivere. Geniale scopritore della tradizione, Peppe Zullo continua a cesellare di anno in anno il suo piccolo capolavoro.
Nel suo ultimo “Appuntamento con la Daunia”, evento annuale di riflessione sulle tematiche del turismo e della promozione made in Puglia, Zullo ha ospitato operatori, colleghi e esperti di settore per raccontare la sua «Storia di Puglia», in un mondo che dopo la pandemia dovrebbe tornare ad assaporare il gusto della scoperta. «E noi abbiamo l’ambizione di raccontare le nostre storie – il suo pensiero – perché sono tanti i luoghi di Puglia e dei nostri monti Dauni che forse andranno raccontati un po’ diversamente». Il mercato che si aprirà dopo il Covid sarà una scoperta per il direttore del dipartimento Turismo della Regione Puglia, Aldo Patruno: «Dovremo valorizzare le aree a più lenta capacità di penetrazione», la sua promessa. «Dobbiamo far arrivare più gente, puntare sulla natura e sui luoghi», insiste Peppe Zullo. Piccola postilla: ci vorrebbero un po’ più di servizi nei luoghi ameni e incontaminati delle vallate tra Orsara, Bovino, Biccari, Ascoli Satriano, Candela. Altrimenti i turisti, come giusto fanno, dopo due giorni vanno via.

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