Rifiuti, la quarta rata costa di più. Mistero sulla raccolta differenziata


Continua a crescere la tassa per lo smaltimento dei rifiuti a Foggia, nonostante in diversi punti della città i cittadini (non senza responsabilità dirette) assistano al proliferare di cloache a cielo aperto. L’ultima beffa sta per arrivare, forse molti foggiani se ne saranno già accorti consultando la quarta rata della Tari, a consuntivo dei pagamenti annuali. La somma da pagare è un po’ più alta rispetto a quella versata di questi tempi un anno fa, a occhio circa 20-25 euro in più a seconda dei vani accatastati e del tipo di abitazione o altra attività dichiarata. Ai cittadini viene infatti chiesto di accollarsi l’onere riconosciuto alla società Progetto Ambiente, che si è vista accogliere dal tribunale di Bari un’ingiunzione di pagamento di 1.195.865,74 a carico del Comune di Foggia, somma comprensiva oltre che dell’applicazione della nuova tariffa anche dei pagamenti arretrati. Oggi infatti Progetto Ambiente smaltisce i rifiuti dell’indifferenziato secco prodotti dai cittadini di Foggia nell’inceneritore di contrada Paglia (Cerignola). Ma fino a qualche anno fa dello smaltimento si occupava direttamente Amiu, titolare del contratto di servizio (in scadenza a febbraio), che praticava tariffe più basse conferendo il rifiuto umido in discarica in forza di un accordo con i gestori degli impianti.
Ora si volta pagina, la città agli ultimi posti anche nella gestione dei rifiuti prova a mettersi in regola con le tariffe, ma sempre girando al largo dal problema principale. Si calcola che se a Foggia venisse attuata una puntuale raccolta differenziata la Tarsu potrebbe calare del 25%. A pagare l’aumento dei costi sono invece ancora una volta i cittadini che non si spiegano come mai in quasi tutte le città d’Italia si pratichi la differenziata ed a Foggia ancora no. La città capoluogo è un caso isolato nel resto della Puglia (fa eccezione solo Bari, gestita ancora da Amiu) e nella stessa provincia: si fa raccolta differenziata ormai quasi dappertutto, in città come San Severo, Manfredonia l’esperienza è consolidata da diversi anni. Un piccolo centro come Volturino figura tra i comuni più “ricicloni” d’Italia con il 65% di rifiuti differenziati. La Tarsu così scende altrove, sale a Foggia dove si continua a girare al largo dalla vera polpa del problema. Ora tutte le attenzioni sono rivolte al nuovo contratto di servizio che i commissari del comune dovranno rinnovare con Amiu, non essendoci i termini per bandire una nuova gara pubblica. Pare che neanche stavolta verrà varato un piano più puntuale di raccolta differenziata, il nuovo contratto prevede infatti la cosiddetta “differenziata di prossimità” già applicata nella città di Bari che ricicla appena il 20% dei rifiuti (Foggia è al 12%) e con i cassonetti ancora ben in vista nelle strade. La partita resta aperta con Amiu anche sul fronte dei lavoratori, diminuiti in pochi anni dai 354 di nove anni fa (ai tempi del fallimento di Amica) ai 266 attuali per via dei pensionamenti. La qualità del servizio sempre più scadente (per stessa ammissione di Amiu) viene attribuita dai sindacati proprio al numero progressivamente in calo di lavoratori, ormai insufficienti per garantire un servizio puntuale e completo alla città. Ma si fa notare come Amiu in questi anni abbia accumulato un notevole risparmio in stipendi non pagati, senza reinvestirlo su Foggia né riducendo il contratto di servizio a carico della collettività. La patata bollente è ora nelle mani dei commissari, i foggiani si augurano che lo Stato pretenda qualche chiarimento sul punto, dal momento che neanche la giunta comunale lo chiese quando era in carica.

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