La giustizia senza tribunali, Foggia con le armi spuntate


«Tre tribunali» chiede il procuratore capo di Foggia, Ludovico Vaccaro. Ci vorrebbero almeno tre tribunali per fronteggiare l’ondata criminale abbattutasi in questa provincia negli ultimi anni. Il presidio giudiziario della città capoluogo da solo non basta più, la sollecitazione del magistrato alla Commissione regionale di studio e di inchiesta sulla criminalità organizzata è l’ultimo monito lanciato in ordine di tempo, ad appena un mese dalle dichiarazioni raggelanti della ministra Marta Cartabia che proprio a Foggia, in un incontro all’università, aveva escluso la possibilità di nuovi tribunali nella terra della «quarta mafia» e proprio nel pieno di un’offensiva criminale senza precedenti. Se il governo appare dunque ancora una volta distratto di fronte a certi fenomeni, c’è da sperare almeno in un nuovo impulso regionale.
La commissione nasce a seguito delle «preoccupazioni» sull’escalation mafiosa in Puglia a causa delle conseguenze determinate dalla pandemia sul tessuto economico e sociale. In Capitanata siamo però forse a livelli di emergenza più alti, se il gran lavoro delle forze dell’ordine negli ultimi anni – il punto di svolta resta l’eccidio di San Marco in Lamis, 9 agosto 2017 – rischia di essere annullato dalla difficoltà di celebrare i processi. La mole dei procedimenti giudiziari che si abbatte sulle già oberate spalle del tribunale foggiano rappresenta infatti un macigno difficile da portare, con oltre 400 ordinanze cautelari già emesse e 12mila processi pendenti o appena avviati in fase di dibattimento. Per il momento quello di Vaccaro sembra dunque un urlo nel deserto, oltremodo necessario affinché la Regione possa finalmente assumere una posizione netta con il governo rimasto finora insensibile agli appelli (ma lo sono stati anche a Bari) per una sezione di Corte d’Appello in Capitanata o per scongiurare la chiusura del tribunale di Lucera (2012). Lo Stato dopo la mattanza dei fratelli Luciani – due agricoltori innocenti – del boss Romito e del cognato che gli faceva da autista, è intervenuto finalmente con mano ferma per infoltire i ranghi delle forze dell’ordine e insediare anche una sezione della Dia a Foggia (direzione investigativa antimafia) perché le mafie oggi vanno combattute più con le triangolazioni d’intelligence che non con i posti di blocco. Ma l’impegno appare ancora una volta insufficiente alla luce dell’allarme lanciato dal procuratore foggiano, all’azione repressiva va aggiunta una seria e robusta politica di rinfoltimento delle aule giudiziarie dove poter celebrare i processi e garantire un presidio di garanzia per le popolazioni. Perché è questo l’altro aspetto sottolineato dal procuratore Vaccaro e sottovalutato dal governo ai tempi in cui si decise la chiusura dello storico tribunale lucerino: «Più presidi giudiziari nel Gargano e nel basso Tavoliere (oltre che a Foggia: ndr) sarebbero la presa d’atto di un impegno per le popolazioni e un segnale di maggior vicinanza al territorio».

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