Tutti zitti e buoni, ma sul Piano di resilienza ci giochiamo la faccia


Si chiama Piano nazionale di ripresa e resilienza, l’acronimo è PNNR. Anche la Capitanata è in corsa per ottenere i finanziamenti concessi all’Italia dall’Unione europea sull’onda della prima crisi pandemica (209 miliardi). Ma se ne parla poco. Eppure il piano è già entrato nel vivo e ci riguarda da vicino: alla Puglia sono stati appena liquidati 2,6 miliardi, i primi del totale. La provincia di Foggia compare nell’elenco con erogazioni minori: 3 milioni accreditati al Consorzio di bonifica montana del Gargano, 9 milioni più altri 4 alla Provincia di Foggia per la manutenzione di alcune strade del Gargano e dei monti Dauni. Altri progetti arriveranno, le prossime pianificazioni sono previste già nei prossimi giorni. Ma non esiste un quadro d’insieme dei cantieri finanziabili, mentre sul sito della Provincia è ancora consultabile il lungo elenco di idee presentate da comuni.
Quel che più sconcerta è che non se ne parli affatto. La società civile foggiana è come bloccata su questi temi (non da oggi purtroppo). L’alibi del commissariamento al Comune di Foggia (perché di questo, in fondo, si tratta) ha spento anche la voce dei partiti, delle associazioni di categoria (a parte qualcuna isolata), dei sindacati ed è inutile in questo scenario pensare che si possa aprire un confronto sulla qualità degli investimenti programmati se non c’è chi dovrebbe aprire il discorso. Nel silenzio l’unica voce che si leva è quella di Pippo Cavaliere, ex candidato sindaco alle ultime Amministrative: «Trovo grave – scrive in una nota – il silenzio e l’afasia complessiva del nostro territorio rispetto al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Questa poderosa iniezione di risorse europee, più copiosa del Piano Marshall – sottolinea – sarà l’ultimo treno da prendere, l’ultima occasione per colmare o almeno ridurre il divario fra i nostri territori e quelli del Nord».
All’appuntamento con la storia rischiamo così di non arrivare proprio, magari fossimo solo in ritardo. Bisogna mettere in campo progetti credibili e sviluppare idee rimaste chiuse nel cassetto per accedere ai bandi. Compito sovrumano per i sindaci, anche quelli dei comuni più grandi, che scontano una impreparazione di fondo sui bandi europei ormai decennale. Ora che manca il personale pure per le faccende ordinarie, il quadro si complica. A Bari è stata messa su una task-force con il Politecnico per provare a superare il gap sulla progettazione. Vediamo se anche a Foggia si riesce a realizzare qualcosa di simile, magari con il supporto dell’Università. Progetti già pronti stanno per essere presentati nel Pnnr dal Consorzio di bonifica della Capitanata sulla manutenzione delle reti irrigue (90 milioni). Ma sarà difficile che la provincia di Foggia e il Sud nel suo complesso riusciranno a spendere l’intero 40% di somme destinate alle aree più sottosviluppate del paese. Sembra un paradosso, un tragico paradosso. Ma non è dietrologia pensare che anche i soldi destinati al Sud finiranno alle regioni del Nord, lo si legge chiaramente dai commenti sull’ultima classifica sulla qualità della vita pubblicata da Italia Oggi in cui viene evidenziato l’ulteriore divario fra Nord e Sud, a conferma delle tesi sulla inaffidabilità delle regioni dove impera il Reddito di cittadinanza. «La partita decisiva resterà quella della lotta al sottosviluppo, alla disoccupazione, alla povertà, al bisogno, alla dispersione scolastica. Le questioni rilevanti – scrive Cavaliere – su cui discutere sono tante, a partire dall’imprescindibile recupero e riqualificazione delle periferie, dagli interventi sul lavoro delle donne nella provincia d’Europa con il più basso tasso di occupazione femminile ai sistemi intermodali di trasporto, dalla destagionalizzazione del nostro turismo all’internazionalizzazione dei mercati per i nostri prodotti agricoli ed enogastronomici».

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