Rifiuti e quarta rata, il tandem dell’indignazione

«E’ assurdo tutto ciò…», ed è il commento più bonario. Si sfogano su Facebook i foggiani, ritengono ingiusta la quarta rata della Tari e più di qualcuno minaccia di non pagarla più. Protestano per le strade sporche i cittadini, ritengono di aver «già dato» con il versamento delle prime tre rate, sono stufi di ritrovarsi immondizia straripante dai cassonetti (a sera), divani e ingombranti dappertutto. In verità dovrebbero prendersela anche con chi imbratta e maltratta la sua città, perché il grosso della maleducazione e dell’inciviltà sta in capo proprio a quei cittadini sporcaccioni che sono parte attiva di questo scempio. Ma è giusto mettere nel mirino chi il servizio lo gestisce (da nove anni), perché lo fa male e con la sua incuria e assenza di controlli consente agli imbrattatori seriali di sporcare e di farla franca.
Per questo i cittadini tutti (soprattutto coloro che rispettano le regole, la maggior parte) giudicano «incomprensibile» quanto stia accadendo anche ora che ci sono i commissari prefettizi a Palazzo di città. D’accordo, la quarta rata rientra nel contratto di servizio con Amiu. Si paga a prescindere da chi amministri attualmente la cosa pubblica. Ma l’incredulità deborda in un momento così delicato per la nostra città: possibile che non si veda una luce in fondo al tunnel nemmeno a sei mesi dall’insediamento dei nuovi inquilini della Casa comunale? La domanda sembrerà banale, ma è quello che si chiede chi vuole ancora sperare in un futuro migliore. E pur immaginando quanto sia lunga la durata di certi processi di riallineamento (peraltro non scontati), almeno non vogliono privarsi del diritto all’incredulità. Eppure almeno una richiesta sarebbe consentita: se i commissari non hanno la bacchetta magica, ci provino almeno a frenare il treno in corsa. Facendo qualcosa di visibile, la tematica dei rifiuti da questo punto di vista sarebbe la più sensibile.
Il malcontento popolare trasuda dai post di siti come “Foggia non si lega” e anche su altre chat di whatsapp la solfa è la stessa. Sarà pure il solito piagnisteo di chi poi alla fine sa già di dover pagare – e saranno in tanti a farlo per mancanza di coraggio o semplicemente per non avere altre noie (difficile provare senso civico in questi casi). I primi ad ammetterlo sono gli stessi indignati: «Puntualmente alla scadenza del saldo andremo tutti a pagare…», scrive Grazia. Però va detto anche che di questo passo il tasso degli evasori rischia di aumentare, se è vero (come viene confermato dagli uffici comunali) che a Foggia il 18% della cittadinanza non sa più cosa sia la Tari e che i tempi per la riscossione coatta delle somme, causa il Covid, si siano ulteriormente dilatati.

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