Foggia decapitata anche della sua credibilità

Adesso c’è bisogno di recuperare credibilità, a cominciare dai vertici di questa sgangherata provincia. L’ultima bufera ha avuto l’effetto dell’uragano Katrina, in appena tre giorni (venerdì 10-lunedì 13) la magistratura foggiana ha decapitato le carriere del prefetto Michele Di Bari, del direttore generale del policlinico di Foggia, Vitangelo Dattoli e, qualora ce ne fossimo dimenticati, è piovuta rovinosa come una slavina la classifica sulla qualità della vita del Sole 24 Ore a ricordarci che siamo penultimi ancora una volta davanti solo a Crotone, città con la quale sarebbe a questo punto d’uopo stringere il gemellaggio dei “peggiori”. Forse l’unica notizia attesa era proprio quella sull’indice di vivibilità. Le altre sono deflagrazioni a cielo aperto, peraltro provenienti da due fronti particolarmente sensibili – immigrazione e sanità – su cui il foggiano medio, quello che non vive di sotterfugi e spera in un futuro migliore, coltiva recondite aspirazioni.
L’integrazione lavorativa nelle campagne è ormai una realtà incontrovertibile, tutti gli imprenditori agricoli sanno che senza immigrati si dovrebbe chiudere bottega. E in forza di questo dato di fatto, il cittadino perbene confida che prima o poi la classe imprenditoriale agricola dovrà prenderne atto. Ma il colpo di maglio dato dall’inchiesta “Terra Rossa” rischia di far precipitare tutto. L’ipotesi che anche la moglie del capo delle Libertà civili e dell’Immigrazione del ministero dell’Interno si sia adeguata al “così fan tutti” rischia di essere devastante per l’immagine della provincia di Foggia, già marchiata a livello mondiale dall’infamia del caporalato. Qual è allora l’aspirazione del cittadino che vuole bene a questa città? E’ che le inchieste del pool investigativo della Procura di Foggia continuino a picchiare duro e finiscano per incidere – purtroppo al momento unica azione di contrasto – su comportamenti duri a morire e che rendono drammaticamente attuali le teorie marxiste ottocentesche sullo “sfruttamento dell’uomo sull’uomo” (1848), ovviamente calate nel contesto di qualche epoca fa e lontane anni luce dalla società del progresso e dell’emancipazione qual è quella in cui forse ci illudiamo di vivere.
Lo tsunami abbattutosi sul Policlinico è invece di ben altra natura, l’azione della Procura colpisce un caposaldo, un simbolo della Foggia di cui andar fieri. Perché sono migliaia gli studenti che ruotano intorno alla cittadella sanitaria, enorme l’indotto portato dai laureandi in medicina e che spesso con famiglie al seguito svolgono ai “Riuniti” la specializzazione post-laurea. Il manager di Triggiano è stato in questi anni il deus ex machina della ricostruzione ospedaliera, la sua capacità di sintesi e di programmazione sono qualità unanimemente riconosciute. Non sarà facile a chi verrà dopo proseguire sullo stesso percorso: stiamo parlando di reparti in fase riorganizzativa, di palazzine da tirare su ex-novo, per giunta è in corso il delicatissimo trasloco del pronto soccorso nel nuovo Deu (dipartimento di emergenza-urgenza) nel pieno di un’emergenza sanitaria che Dattoli sin dalla prima ora ha saputo fronteggiare sul piano logistico e medico-sanitario. L’appalto per l’elisoccorso proprio sull’emergenza-urgenza trascina in un vortice Dattoli, lo storico amministratore unico di Alidaunia, Roberto Pucillo e altre quattro persone. Una vicenda sconvolgente, slegata comunque dal contesto di cui sopra e che lascia molto amaro in bocca a quel foggiano medio che non può più scandalizzarsi, ma che deve rifugiarsi nello sgomento e nella preoccupazione per salvare ancora un briciolo di ragion comune.

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