Pattumiera d’Italia, ma adesso nessuno vuol raccogliere quei rifiuti

Montagne di rifiuti, velenosi e tossici abbandonati nottetempo nelle campagne. La provincia di Foggia sta diventando la nuova pattumiera d’Italia e soltanto ora si registra qualche sussulto. E’ venuta di recente a rendersi conto del fenomeno la Commissione parlamentare sulle ecomafie, non mancano le denunce dei sindaci. Ma è un problema finora lasciato marcire nelle mani degli agricoltori, che al mattino si ritrovano i campi inondati di immondizia, e dei volontari che denunciano i casi più eclatanti. La terra dei fuochi adesso è qui. Non occorre molta fantasia per capire cosa stia accadendo. Giuseppe Marasco, il “generale” volontario di Civilis che con i suoi ispettori ambientali territoriali ha finora scoperto la gran parte dei rifiuti ammassati in campagna, chiarisce il fenomeno: «Da quando l’ex ministro Costa ha avviato un monitoraggio continuo per mezzo di fototrappole per fermare i copiosi sversamenti di rifiuti illegali in Campania, il traffico si è spostato nel territorio di fronte: la vicina provincia di Foggia offre grandi spazi agricoli e, almeno finora, la garanzia di una certa immunità dei responsabili proprio per l’estensione del terreno». Centinaia i siti, piccoli e grandi, segnalati negli ultimi cinque anni nel Tavoliere, ma rimuoverli adesso costa troppo per i privati e i comuni, la Provincia di Foggia, si ritrovano da soli a gestire la patata bollente. Ci pensano i cittadini allora: accade così sempre più spesso che alcuni irresponsabili decidano di incendiare i cumuli sui terreni che dovrebbero essere raccolti selettivamente e le aree bonificate. Succede a Stornarella, Stornara, Orta Nova, Cerignola, Manfredonia: la puzza dei rifiuti esausti è opprimente, convivere con quelle montagnole putride a poca distanza dai centri abitati non è facile, specie d’estate e in giornate particolarmente ventose. 

L’ultima discarica è stata segnalata qualche giorno fa in località Monte Aquilone (Manfredonia). E’ stata sequestrata dai carabinieri forestali che l’hanno cinta con il nastro bianco/rosso di segnalazione e sono andati via. E adesso chi elimina quello scempio? «Finora ci sono state due rimozioni di cumuli di rifiuti abbandonati in dieci anni – ricorda Marasco – pochi mesi fa la Provincia è intervenuta sulla Zapponeta-Cerignola perchè i rifiuti ostruivano la strada, mentre ricordo che qualche anno fa sempre a Cerignola un grosso proprietario terriero spese 15mila euro per far rimovere a proprie spese rifiuti nel suo fondo. Il 50% dei cumuli abbandonati resta sul terreno per decenni, l’altro 48% viene incendiato. Il rischio per la salute pubblica è evidente. Temiamo per l’inquinamento della falda e dell’aria che respiriamo. Adesso siamo preoccupati da quello che per noi è il sito inquinato più grande d’Italia, l’ex azienda Cianci in agro di Stornarella, due campi di calcio disseminati di rifiuti e il bello è che di notte i camion continuano a forzare il cancello ed portare ancora rifiuti». Un business gigantesco, che coinvolge centinaia di industrie “legali” che agiscono nell’ombra con la complicità delle mafie. Troppo costoso smaltire i rifiuti speciali a norma, più conveniente affidarsi ad organizzazioni senza scrupoli che agiscono anche in provincia di Foggia.  «Gli autisti delle ecoballe sono anche foggiani. C’è una complicità locale. Fino a un paio di anni fa gli scarichi avvenivano ogni 5-6 mesi – ricorda Marasco – adesso quasi ogni giorno: i camion di rifiuti escono al casello di Candela oppure a Cerignola Ovest, dipende se l’auto civetta che va avanti e precede i mezzi pesanti segnala posti di blocco sull’una o l’altra parte del percorso. E non c’è solo questo. Oltre all’avvelenamento sistematico dei terreni e dell’aria, abbiamo il fenomeno a Cerignola delle auto cannibalizzate e incendiate. A monte c’è però un fenomeno ancor più complesso: qualcuno mi ha chiamato in anonimato, dicendomi “non siamo noi a bruciare”. Abbiamo sorpreso un anziano che rubava il rame dei cavi interni delle auto che vengono incendiate: “arrotondo la pensione con quello che mi danno”». Non solo ecomafie, dietro i rifiuti anche il business degli accattoni? 

 

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