Rebus Calcio Foggia, ma per fare gol bisogna cambiare schema

Le baruffe chiozzotte intorno al Foggia non sono ancora finite. Animate da un protagonista d’eccezione: Nicola Canonico. Finché ci sarà lui sul palcoscenico rossonero, il cartellone non sarà mai a corto di colpi di teatro. A dispetto degli impavidi compratori, di una sindaca che vuol riprendere il controllo della situazione, dei tifosi sempre pronti a immolarsi sull’eventualità peggiore: «Questa volta non ci iscriviamo». 

Inutile provare a rubargli la scena, come hanno provato a fare in questi giorni non una, bensì due cordate di imprenditori (e una terza rimasta più cautamente nell’angolo). Niente da fare, l’imprenditore barese – ruvido e si dice poco amato dal palazzo – ha sempre scrupolosamente scritto lui la sceneggiatura negli ultimi tre anni. E volete che questa volta ceda il passo ai primi arrivati? 

Sin da quando, nell’estate 2021, ingaggiò gli increduli Zeman e Pavone, strappati alle babbucce di casa, per poi licenziarli senza troppi complimenti a campionato finito. Due miti trattati come due colf. Ma c’era da capirlo, Canonico: aveva bisogno del botto per sedurre una piazza ritenuta difficile, come poi ebbe modo di verificare di persona (la macchia delle intimidazioni subìte resta una pagina nera per la città). Fu un debordante Canonico, almeno nella prima fase: memorabile la lezioncina impartita in conferenza stampa su come bisogna fare le domande . 

L’anno successivo arrivò il suo capolavoro: 5 cambi d’allenatore, ma la squadra correva irrefrenabile nei playoff sfuggita fin lì al controllo di una disattenta regia di palazzo. Finché non toccò al Lecco di fermarla e non si è mai capito se la vera vittima fosse il Foggia o solo Canonico. In un errore però incappò al termine di quella stagione il presidentissimo: infilandosi nei ricorsi infiniti contro la promozione dei lombardi del barese presidente Di Nunno, poi incredibilmente diventato partner di mercato del Foggia quando si è trattato, gennaio 2024, di trasferire in riva al lago di Como i cartellini di Dalmasso, Beretta e Frigerio. Strana la vita vero? Ma sarebbe stato troppo banale per Canonico intrupparsi nelle pieghe del bilancio: costruì perciò (a gennaio) la squadra che avrebbe dovuto fare a luglio del 2023, mossa che non gli ha impedito di chiudere nel peggiore dei modi l’anno che invece avrebbe dovuto essere della consacrazione («il Foggia in B in tre anni»). 

Arriviamo ora alle ultime desolanti settimane, spogliate pure dell’ormai consueto codicillo dei playoff: Canonico, nel frattempo passato dal «campionato dignitoso» di un anno fa (e si è visto…) all’addio in differita («niente iscrizione al campionato», 6 maggio) sembrava volesse aprirle davvero le trattative («Lascio le mie quote gratuitamente», il penultimo messaggio consegnato alla sindaca Episcopo, poi ritirato appena tre giorni fa). Ora si apre un’altra fase, ma è sempre Canonico a dare le carte.

Non siamo però ancora alla fine dei giochi. L’uomo in fondo è fatto così, un po’ dottor Jeckyll un po’ Mister Hyde. E forse, sotto sotto, prova un sottile piacere a distruggere per poi, eventualmente, rimettere insieme i cocci di una società che naviga a vista, tra una Pintus che reclama il suo credito non pagato sul 49% di quote e una proprietà al 51% in capo all’imprenditore barese non vendibile singolarmente. 

Un rompicapo nel quale si sono lanciati a capofitto le due cordate di imprenditori: i foggiani De Finis-Salandra da un lato, il casertano Di Matteo dall’altro. Bisognerebbe far loro i complimenti, se non altro per la pazienza dimostrata fin qui. Ma contro il catenaccio di Canonico ci vorrebbe un uomo d’area di rigore: uno di quei bomber bravi a sfruttare quei tagli alla Millico, per intenderci, piuttosto che continuare a far cross a difesa schierata. Se la mossa riuscirà, poi sarà uno scherzo da ragazzi metterla dentro: forse persino a porta vuota. 

 

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