Trump Pace

A Trump il Nobel per la pace, che trovata geniale

Geniale la proposta di fare di Donald Trump la prossima nomination per il Nobel della Pace. Chissà che il tycoon non ci creda davvero. Certo, da quale pulpito viene la predica: Bibi Netanyahu sarebbe l’ultimo a poter avanzare una proposta di questo tipo, lui che massacra gli oppositori di Hamas mettendoci dentro centinaia di ignari palestinesi in coda per un tozzo di pane. Ma il messaggio, che può apparire controverso e illegale per noi occidentali, assume ben altra risonanza a Mosca, come a Pechino e persino Teheran o Pyongyang. Per ragioni diametralmente opposte, ma va da sé che lo scenario della diplomazia mondiale oggi viaggi su binari più impervi, liquidi e inconsueti.

E Donald Trump, se vogliamo, è l’unico bastonatore sulla scena planetaria in grado di poterle dare a destra e manca senza dover star lì a giustificarsi con il popolo americano e l’elettorato variopinto che l’ha portato alla Casa Bianca. Lo si è visto con i dazi che colpiscono un po’ ovunque, senza ragioni di “real politic” – si sarebbe detto una volta – plausibili e accettabili dalle cancellerie di mezzo mondo. Dunque la figura di Trump come moderatore (sic!) dei destini del mondo si adeguerebbe bene all’immagine del futuro premio Nobel della pace, sebbene il controverso 47mo presidente degli Usa risulti ben distante da ben altri padri nobili della “categoria”. 

Ma se di altri Nelson Mandela in giro non se ne vedono, ricordiamo che fu Nobel per la pace una figura controversa come Yasser Arafat, non proprio uno stinco di santo in gioventù, ma che seppe incanalare la causa del popolo palestinese verso la legittimità di un negoziato stabile e duraturo. Insomma sembra scontato che il vulnus mediorientale debba ispirare la candidatura del Nobel per la pace, anche se Trump ha mani dappertutto e sente di poter agire con la spregiudicatezza di un mercante d’armi sulle potenze degli altri. 

Ruolo ampiamente riconosciuto dagli scaltri Putin e Xi Jimping, per quanto poi alla fine il Tycoon  più che aumentare la dotazione di armi all’Ucraina non potrà fare. Di negoziati, quelli veri, per risolvere le crisi mondiali si è capito che non se ne apriranno. E se la Cina continuerà a sorvegliare senza interferenze, la Russia proverà ad allargarsi oltre il Donbass ed a bombardare Kiev finché potrà permetterselo. 

Non ci sono autorità mondiali in giro e la voce del Papa è troppo flebile per starla ad ascoltare. Ci manca pure un burattinaio alla Kissinger. 

 

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