La vita ha spesso ispirato le sceneggiature più assurde, molte delle quali proposte anche al cinema. Al punto che i riferimenti alla “realtà che supera l’immaginazione” sono sempre più frequenti anche nel nostro lessico abituale. Ma nella vicenda del Boeing 787 dell’Air India, schiantatosi il 12 giugno scorso trentanove secondi dopo il decollo, nemmeno la creatrice dell’universo di Harry Potter avrebbe potuto spingersi a tanto. Uno dei due piloti (si sospetta il comandante) avrebbe deliberatamente azionato la leva del carburante che alimenta i motori nel momento di massima potenza, quando il bestione deve librarsi in volo spingendo alla massima potenza il suo peso di circa 500 tonnellate. Un’azione suicida e pluriomicida al tempo stesso che, se confermata dalle due inchieste in corso, avrebbe fatto perdere forza all’aereo con 242 persone a bordo (12 di equipaggio) provocando inoltre la morte di altri 19 fra studenti e personale di una vicina mensa universitaria su cui il Boeing si è schiantato.
E’ inoltre ancor più incredibile in questa storia la circostanza di come vi sia un solo superstite, un quarantenne indiano che andrebbe d’ora in avanti salvaguardato come il Panda, dato l’incredibile e decisamente fortunato (eufemismo) salvataggio.
Diciamo che stiamo ormai abituandoci all’assurdo e all’incredibile, l’estate 2025 ci aveva già consegnato al mistero, poi risolto, della donna e della figlioletta di 5 mesi trovate morte in sacchi neri depositati nei giardini di Villa Pamphili. E’ stata poi la volta, appena qualche giorno fa, dell’orrido tamponamento in galleria sull’A1 di un’auto in panne (tre morti), storie che contribuiscono ad anestetizzare il nostro stato emotivo che diversamente richiederebbe, per i cosiddetti più fragili (ma lo siamo tutti ormai), un ricorso a esercizi e scongiuri specifici per sopravvivere alle dosi massicce di ansia e sconcerto quotidianamente somministrateci dalla cronaca.
E pensare che eravamo riusciti a farci il callo davanti agli orrori di Gaza city, alla “stesa” abituale sugli inermi civili (tra questi decine di bambini) in coda per il pane che invece l’esercito israeliano di Netanyahu considera alla stregua dei terroristi di Hamas mimetizzati tra la folla più indifesa. E loro, nel dubbio, fanno secchi tutti.
Possibile abituarsi a tutto questo? Possibile, lo stiamo già vedendo. Ma poi arrivano le scene del nostro quotidiano (prendere l’aereo, viaggiare in autostrada) a darci un altro più vigoroso pizzicotto. E la nostra soglia di sopportazione che deve alzarsi sempre di più: la chiamano sopravvivenza.
