Caso Almasri come il segreto di Pulcinella. Tutti sanno perché il generale libico, torturatore in patria, non è stato arrestato dal governo italiano, ma «espulso» in tutta fretta e con un comodo aereo di Stato. Era il modo più efficace per evitare in quel momento ritorsioni del paese africano e non essere inondati il giorno dopo da centinaia di carrette del mare cariche di immigrati. Ma la politica è l’arte delle circonvoluzioni, delle sinuosità anche le più ardite: meglio dire che il ministro non ne sapeva nulla e chi si è visto si è visto…
Va riconosciuto piuttosto come la vicenda sia stata affrontata con una superficialità disarmante da parte del governo italiano. E che l’iniziativa del tribunale dei ministri punti adesso a censurare l’inaudito scaricabarile dei «non sapevo». L’autorizzazione a procedere a carico dei ministri Nordio (Giustizia) e Piantedosi (Interno), nonché del sottosegretario alla presidenza del consiglio, Alfredo Mantovano, dovrebbe dunque avere solo lo scopo di salvare la faccia del sistema Italia poichè, niente di più facile, la richiesta verrà respinta dal Parlamento. E tutto si impantanerà un’altra volta.
Ma il punto è un altro: può un paese del G7, tra i sei fondatori dell’Unione europea, incappare in un tale sfondone da dilettantismo allo sbaraglio come quello dimostrato nella fattispecie?
La vicenda, a onor del vero, nasconde ulteriori retroscena. Non è escluso, ad esempio, che Almasri sia stata la classica polpetta avvelenata fatta rotolare su suolo italico dopo che il generale libico, sul quale pendeva un mandato d’arresto internazionale, era stato avvistato nel suo viaggio europeo in Francia e in Germania, prima di recarsi a Torino a vedere la partita della Juventus del quale pare essere tifoso. E’ a quel punto che la Corte penale internazionale ha allertato il governo italiano ed è stato in quel momento che il «caso Almasri» è diventato un problema europeo, mentre toccava all’Italia gestirlo seguendo le regole e i trattati internazionali.
La politica «dei due forni», si sarebbe detto ai tempi del pentapartito, è entrata così in azione. Ma piuttosto che affrontare la patata bollente con tatto e leggerezza di stampo doroteo, si è pensato di rimuovere il problema. Negando l’accaduto, ignorando gli alert delle procure. Lasciando cadere la cosa opponendo quella sicumera tipica della politica di facciata che mostra il petto per nascondere le sue debolezze: «Decidiamo noi, senza dar conto a nessuno».
