Cento euro per un ombrellone e due lettini e non finisce mica qui: il gelato per i bambini dove lo mettiamo? Ma il cortocircuito della vacanza 2025 non è ancora questo. Nel Salento si sta consumando il suicidio assistito dell’economia turistica più florida dell’ultimo decennio, davanti agli occhi dei pochi avveduti bagnanti che provano a lanciare l’allarme finora senza esito.
Oggi la pietra dello scandalo è la frisa (pane tostato con pomodoro) a 17 euro, il costo più alto segnalato in alcune delle strutture più rinomate del Tacco. E’ però forse il segnale di non ritorno, la curva discendente di un fenomeno cominciato con le orde giovanili del divertimento a ogni costo nei locali notturni sulle spiagge che hanno portato al modello mordi-e-fuggi di un turismo fuori controllo.
Ritornare ai bagni salentini di una volta, alle spiagge libere e anche un po’ disordinate (ma incontaminate) degli anni ’70 e ’80 è forse pura illusione. Ma il bagnante, oggi catalogato rigorosamente come “turista”, avrebbe pur sempre diritto a una giornata di tranquillità e di quiete di fronte alle azzurre onde blu di quella piscina a cielo aperto che è la costa ionica e invece… A giudicare da quel che si spende oggi all’ingresso dei lidi, chi non se lo può permettere è costretto alla resa incondizionata.
Il punto forse è proprio questo. Il calo di presenze sulle spiagge da Nord a Sud della penisola è un dato quest’anno generalizzato, ma i gestori dei lidi più costosi non se ne preoccupano. E stendiamo un velo su quel che dice la ministra Santanchè a proposito della “crisi che non c’è”.
La verità andrebbe ricercata forse nelle classifiche sul benessere, nella divaricazione sempre più allargata della forbice ricchi/poveri. Perché i ricchi aumentano, esattamente come i poveri. E nel mezzo quelli del ceto medio che tendono ad andare sempre più verso i secondi, anche se parliamo di un ceto economico sempre meno rilevante sul piano dei grandi numeri.
Non a caso gli ombrelloni a mille euro (ce ne sono anche nel Salento) un acquirente lo trovano anche quest’anno che è scoppiato il bubbone delle spiagge meno piene. Sarà forse perché la divaricazione di cui sopra segnala un aumento costante di nuovi capitali in circolazione? E’ questa in fondo l’economia dei ricchi, che si regge su una élite sempre più corposa e ingombrante. C’è una domanda da soddisfare, il guaio è che quella domanda alza l’asticella dei prezzi anche nei lidi inferiori.
