Come sarebbe bello ritrovare il bandolo della matassa, in giorni solenni come quello di domani. Se dal vertice Usa-Russia in Alaska (il luogo del vertice, foto The Economist) venissero fuori briciole di verità ne gioverebbero anche le nostre esistenze. Accostamento esagerato? Proviamo a immaginare cosa accadrebbe se Trump rinfacciasse a Putin di essere lui l’invasore dell’Ucraina e, dunque, “di quali rivendicazioni e/o compensazioni territoriali parla?”.
Non accadrà, ma ribaltiamo per un attimo la scena e chiediamoci piuttosto cosa ci siamo persi finora. La negazione di un’ovvietà ha permesso dopo oltre 1200 giorni di guerra alle porte dell’Europa, la costruzione di un castello di menzogne su cui oggi l’Israele di Netanyahu progetta l’invasione di Gaza «per liberarla dal demone di Hamas». E la Cina di Xi Jinping ha ripreso a far sparire chi solletica il potere, l’ultimo caso quello del ministro degli esteri in pectore Liu Jianchao scomparso dopo una missione negli Stati Uniti.
La cultura del “gioco delle tre carte” consente anche alla nostra premier di inveire contro «gli inumani trafficanti di migranti», quando fu proprio il governo di Giorgia Meloni a scarcerare con tante scuse (gennaio 2025) il principale accusato di quei traffici, il generale libico Almasri, per garantirsi che le carrette del mare non invadessero per rappresaglia il Mediterraneo minacciando la retorica della «tolleranza zero» contro gli sbarchi del centrodestra.
Sembra che il mondo abbia voglia di ritornare agli inciampi del ‘900 (due guerre mondiali, la guerra fredda), oppure agli sconvolgimenti sociali del 1800 che portarono però anche all’abolizione della schiavitù. Oggi siamo di fronte ad svincoli ben più epocali: l’intelligenza artificiale, la riscoperta di una nuova etica dovrebbero obbligare l’umanità a concentrarsi su ben altre sfide.
Rimettere il mondo in asse sarebbe certamente un’altra utopia. Illusorio pensarci. Ma se la verità viene sempre a galla, le tragedie del nostro tempo rivelano sul fondo del bicchiere strati di insipienza e di furbizie che non si dissolveranno tanto facilmente.
Auguriamoci che almeno l’enfasi dei media mondiali sul vertice Usa-Russia impedisca all’incontro di Anchorage di trasformarsi in uno scambio tra mercanti dove Trump, in cambio dello stop alle armi, potrebbe offrire a Putin l’accesso alle terre rare ucraine. Le avvisaglie ci sono tutte, come i messaggi “divini” ammoniscono: l’eruzione del vulcano in Kamchatka (Russia) ha provocato ostacoli all’aviazione locale cancellando i voli della compagnia Alaska Airlines. E domani su quella rotta dovrebbero viaggiare gli aerei presidenziali di Trump e Putin. Che il vulcano voglia dirci qualcosa?
