Praesident Wolodymyr Selenskyj trifft den Britischen Premierminister  Keir Starmer.
Ukraine Gipefel  am 02.03.2025 in London.
Working Visit of the President of Ukraine to the United Kingdom.
Foto:The Presential Office of Ukraine via SVEN SIMON No Use Sweden. No Use Germany.

Elogio dell’Europa, l’«inutile» stampella

Elogio dell’Europa, l’inutile stampella alla diplomazia mondiale. Mentre tutti gli altri urlano e bombardano, a Bruxelles si continua a ragionare. E questa forza di interposizione, contestata dai più, si può ritenere che qualche risultato tuttavia lo abbia già incassato. 

La linea per Kiev resta sbarrata ai russi, anche oggi che dall’altra parte degli Usa c’è un presidente affettuosamente amico e affine all’invasore Putin. E sui dazi americani, opinione abbastanza diffusa, è proprio il Vecchio continente ad aver spuntato la percentuale migliore – 15% – che finirà per non indebolire l’export verso il ricco mercato americano.

Appaiono perciò un po’ troppo severe le parole autorevoli di Mario Draghi, colui che dall’alto della Banca centrale europea ha contribuito a costruirla questa Europa debole e ondivaga, schiacciata tra le superpotenze. Ma riflettiamo un attimo sugli appunti dell’ex premier: l’aumento della spesa militare per la Nato, sostenuta per decenni dagli americani, veniva sollecitato anche dalle amministrazioni Obama e Biden. Quanto ai dazi, l’ondata del trumpismo andava in qualche modo arginata. Tuttavia il rischio calcolato di un’inflazione galoppante nel mercato interno degli Usa, magari tra qualche mese, potrebbe riflettersi a tutto vantaggio dell’Europa con i suoi prodotti  più a buon mercato (nonostante gli aumenti).

All’Europa manca qualcuno che abbia la faccia feroce. Macron e Starmer non ne hanno il piglio né il portamento, nonostante Francia e Regno Unito siano gli unici paesi del continente in possesso degli arsenali atomici. Ci stiamo però arrivando: il cancelliere tedesco Friedrich Merz continua a rispondere per le rime a Putin e con un linguaggio più truce («continueremo a dare armi a Kiev») che forse il presidente russo comprende di più. Così per Lavrov, il suo ministro degli esteri, il nemico adesso non è più l’America trumpiana, ammansita e conviviale, bensì l’Europa che starebbe continuando a «bloccare i colloqui di pace con l’Ucraina».

Colloqui di pace che dovrebbero tenersi tra un bombardamento e l’altro sulle province dell’impero che si vorrebbero annettere. Così l’Ucraina passa al contrattacco con i suoi micidiali droni: è già il secondo giacimento petrolifero russo che salta in aria. E stessa sorte colpisce Slovacchia e Ungheria, l’Europa trasversale che fiancheggia Putin. E anche con i paesi «scomodi» Bruxelles non perde il gusto del dialogo e della perseveranza. Hai visto mai…      

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