Riusciremo a tener testa a Trump e Putin prima che i due combinino danni irreparabili alla stabilità del pianeta? Sì, se questi inconvenienti della storia troveranno sulla loro strada personaggi come Lisa Cook, fiera oppositrice del tycoon nel board della Federal Reserve e la microbiologa Susan Monarez, licenziata dopo un mese alla guida del Center Disease Control, l’agenzia federale americana per il controllo delle malattie infettive. Le due donne impugneranno il loro licenziamento e lo faranno ingaggiando con l’amministrazione americana una battaglia legale che ha il suo fondamento nell’indipendenza delle autorità che amministrano.
A rivoltarsi contro Trump è un’esponente per così dire trumpiana, la microbiologa Monarez, nominata dallo stesso governo che ora vuole cacciarla e la prima governatrice nera dal passato specchiato e forse troppo in linea con i precetti di legalità e rettitudine che dovrebbero essere presupposto per certi incarichi, ma non evidentemente per l’amministrazione Trump. Lisa Cook, perno degli equilibri politico-strategici della banca centrale americana, nelle intenzioni di The Donald avrebbe dovuto mettere in minoranza nel board dei governatori il presidente della Fed, Jerome Powell, noto per le sue rigide politiche monetarie considerate un ostacolo al disegno geopolitico dell’attuale amministrazione Usa.
Monarez si è invece ribellata alla battaglia contro i vaccini del segretario alla Salute, Bob Kennedy jr., noto per le sue posizioni «no vax» fino a negare l’evidenza, con le sue posizioni oltranziste e antiscientifiche, davanti all’aumento vertiginoso (30%) di bambini americani colpiti dal morbillo. Le linee guida imposte da Kennedy colpiscono ancora i bambini ai quali viene imposto fino ai 5 anni il divieto di vaccino anti-Covid e analoga disposizione, con qualche apertura in più, viene applicata agli over 65enni americani.
Secondo il segretario di stato alla Salute, i vaccinati anti-Covid presentano un tasso di mortalità superiore del 23%. Aver smentito questi numeri è costato il posto alla Monarez. La spiegazione? «Non aver ubbidito» al segretario di stato.
Inutile dire che parliamo di una linea politica di stampo autoritario, che non tiene conto di null’altra teoria comprovata (scientifica, tecnologica, militare, economica), e che si fida soltanto del proprio sentiment popolare e di credenze di comodo utili a gestire il potere nell’immediato. Sta già accadendo qualcosa di simile con l’imposizione dei dazi commerciali da parte dell’America trumpiana a tutti i paesi del mondo: le merci dall’estero, evidentemente ora più costose per i consumatori americani, hanno fatto lievitare l’inflazione dal 2,5 al 3,1%. E siamo solo agli inizi di curva economica globale che coinvolge quasi tutti i beni di largo consumo.
C’è ben poco di democratico nella ricca America, schiacciante il parallelismo con la Russia di Putin: l’unica differenza è che quanto accade negli Usa si viene ancora a sapere, a Mosca invece tutto tace.
