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All’Europa serve un’altra emergenza Covid

Desta un moto di tenerezza apprendere che socialisti, Ppe e liberali – i partiti che sostengono la commissione Ue – sono pronti a mettersi di traverso al governo di Ursula von der Leyen. Ma non per contestare le politiche del Vecchio continente, di cui si è parlato diffusamente nelle ultime settimane, rispetto ai movimenti scomposti di Usa, Russia e Cina: a Bruxelles siamo ancora lontani da certe analisi. La maggioranza “Ursula” sollecita l’alleggerimento delle politiche migratorie sul modello Ruanda e si accapiglia sui nuovi tagli alle politiche di coesione e alla politica agricola decisi a luglio nel mezzo delle ferie estive (ma se ne sono accorti solo ora?).

Se il mondo non fosse rovesciato, potrebbe pure starci la ripresa del dibattito su questi temi. Ma con la Russia che corre ad abbracciare Cina e India e l’America di Trump messa fuorigioco dai giudici, l’Unione europea dovrebbe agire di rimessa. E’ una superpotenza economica, ma ragiona solo in funzione degli affari. E nel nuovo scacchiere mondiale i carri armati potrebbero avere più voce dei capitali. Ma non servirà dotarsi di più cannoni.

L’Europa potrebbe dar ancora lezione al mondo – lo scrivevamo qualche giorno fa – ma servirebbe in questo momento uno sforzo di realismo. Mitigando, ad esempio, il nazionalismo di ciascun stato membro, cominciando a ragionare su vere politiche di coesione almeno tra i paesi che ne dettano storicamente la linea: Francia, Germania, Regno Unito sia pure dall’esterno (ma cosa aspettano a rientrare?), Italia e Spagna. 

Gli equilibri internazionali cambiano la scena mondiale a colpi di guerre e di dazi alle esportazioni, ma l’Europa continua a seguire un copione tutto suo. Un’autarchia che sul lungo periodo potrebbe dare i suoi frutti, facendo leva sullo sfinimento degli eserciti e l’età avanzata dei nuovi ayatollah mondiali. Ma il problema va affrontato oggi. 

Se l’Europa è il mercato più importante del mondo, lo deve anche alla libertà degli scambi. Ma in un tempo di nuovi isolazionismi non è esattamente ciò che serve. L’Unione europea per sedere ai tavoli che contano dovrebbe agire come unico player, parlare una sola lingua: e invece nelle ultime ore il governo francese rinfaccia all’Italia un presunto abuso di dumping.  

Non essendoci tempo per ribaltoni, il Consiglio d’Europa dovrebbe riconoscersi a maggioranza (inutile illudersi sull’unanimità con Ungheria e Slovacchia che remano contro) dietro la voce oggi flebile di von der Leyen. Sarebbe forse il modo più intelligente e concreto di salvaguardarne l’integrità politica dai colpi bassi sotto la cintura. 

Non tutti i mali però vengono per nuocere e, a pensarci bene, proprio la Russia di Putin che continua ad abbaiare alla porta e l’ondivago Trump, potrebbero stimolare il risveglio europeo, accelerando l’emergenza in atto. Un po’ come avvenne per il Covid: una guerra sanitaria combattuta senza quartiere, incentivando l’uso dei vaccini (con buona pace per i No vax), salvando milioni di vite. 

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