Non abbiamo più freni inibitori, ci scagliamo contro il “nemico” perché riteniamo sia giusto togliercelo di torno. Provare a discutere? Roba vecchia. Oggi vige il tenore della discussione sul modello del “non hai le carte” di Donald Trump, rivolto al povero Zvonimir Zelensky nella sala ovale della Casa bianca, memorabile “cazziatone” del febbraio 2025.
Si è sfiorata la scazzottata domenica 5 ottobre a “In Onda” su la7: Capezzone e Telese si sono affrontati come farebbero due tipi da strada, l’ex radicale, ex berlusconiano, oggi ancor più fedele latore del messaggio della destra di potere ha scagliato contro il conduttore di quella stessa rete (ospite, in quel momento) la clava del “fascista rosso” a quell’altro che, di rimando, gli aveva intimato di “stare a cuccia” prima di salutarlo e andarsene indispettito con un sonoro “buffone”.
Si parlava di Gaza, del peso di Hamas e via cantando: ma lo diciamo giusto per inciso.
Una volta c’era “Samarcanda” di Michele Santoro che andava un po’ sopra le righe, ma la gente lo capiva. Il massimo della provocazione, qualcuno se lo ricorderà, fu quando Berlusconi, invitato a sedersi sulla sedia dove prima c’era Marco Travaglio, tirò fuori dal taschino il fazzoletto come volesse platealmente ripulire l’orma delle terga del giornalista a lui inviso.
Si ricordano, in questo solco, vari “Maurizio Costanzo show” sopra le righe, specie quando c’era tra gli ospiti Vittorio Sgarbi: memorabili le scorribande verbose con l’odiato Achille Bonito Oliva. E anche Aldo Busi era uno spasso per chi voleva godersi lo spettacolo e fare le ore piccole.
Stiamo parlando di episodi già derubricati alla voce “provocazioni”, appunto eccessi ben riconoscibili dal telespettatore e che difficilmente sarebbero potuti assurgere a modello comportamentale. Oggi invece l’intolleranza riesce a essere più forte anche della necessità di apparenza, la rabbia buca il velo dell’ipocrisia, chi sceglie volutamente l’insulto lo farà pure per una naturale, insopprimibile, incapacità di reggere il confronto. E forse spera così di sembrare più autentico: ma non per quello che dice.
A ben pochi, forse nessuno, pare interessino le ricadute di certi comportamenti su chi sta dall’altra parte e osserva pensieroso: l’oltraggio, da Trump in poi, è ufficialmente sdoganato, il dileggio dell’avversario moneta da spendere con gli ultimi spiccioli dell’audience rimasto. I “leoni da tastiera” nascono pure così, nessuno ha più tempo e voglia di pensarci a invertire la rotta.
Anche i più grandi broadcaster seguono le stesse tendenze, le incoraggiano: non si spiegherebbe come mai certi video vengano regolarmente rilanciati sul web dagli stessi che li hanno prodotti, un tempo certe cose si censuravano. E tutto per un “like” in più: ma il prezzo da pagare sarà altissimo.
