Orban e Salis

Sono arrogante e me ne vanto

Salis graziata dalle prigioni ungheresi, la pace di Trump fra Israele e Hamas, l’arroganza di Francesca Albanese che in nome della Palestina manda a quel paese un po’ tutti. C’è qualcosa in comune tra questi tre personaggi così diversi fra loro. E’ l’ostentazione: subita da Salis, esibita da Trump e Albanese, comun denominatore dei tre temi caldi dell’ultima settimana. 

Dell’europarlamentare Ilaria Salis, di cui è stata appena salvata l’immunità, all’Ungheria di Orbàn non importa un fico secco: vuole farne solo un vessillo della sua autocrazia, “processandola” con condanna fino a 24 anni già scritta, sbatterla dentro le patrie galere con l’accusa di aver pestato due neonazisti (giudicati guaribili in una settimana). 

L’Europa democratica l’ha spuntata per un voto, ma una maggioranza così risicata è un segnale da non sottovalutare: siamo al muro contro muro fra autoritarismo e liberismo, sul Vecchio continente si affacciano vecchi e mai sopiti fantasmi. Decisivi i voti dei popolari nell’emiciclo di Bruxelles, la lite nel centrodestra italiano Tajani-Salvini denota una crepa nel blocco dei sovranisti di governo. Ma la guardia va tenuta alta.   

Su Trump e Albanese siamo al paradosso: davvero il presidente americano si starebbe impegnando così tanto per la pace a Gaza perché tra due giorni si assegna il Nobel per la pace? E forse, sotto sotto, davvero spera – o qualcuno glielo avrà promesso – che potrebbero darlo a lui? 

Ma quella di Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui temi della Palestina, è però un’ostentazione ancor più sfacciata del tycoon a stelle e strisce: non si discute in sua presenza di pietà anche per gli israeliani uccisi o imprigionati da Hamas il 7 ottobre. Lei si alza e se ne va, oppure ricorre al risentito richiamo di chi vuole assegnarle un premio per il suo contributo: com’è successo al sindaco di Reggio Emilia, che aveva osato una similitudine fra i martiri palestinesi e i martiri ebrei del 7 ottobre.

Siamo al cortocircuito più ostentato e plateale, al manifesto pregiudizio del disprezzo: non è ammessa una versione dei fatti, sia pure opposta alla mia.  E pensare che i padri fondatori della nostra società civile avevano fondato proprio sulla libertà di parola e di pensiero i nostri confini democratici.    

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