Meloni

Meloni la «bellissima» di Trump e anche di Biden

La presidente del Consiglio italiana, unica donna presente al vertice per la pace di Gaza e dunque forse per questo definita «bellissima» dal gran cerimoniere Donald Trump, non potrebbe che sentirsi offesa da un complimento fuori contesto. E infatti la reazione di Giorgia Meloni dice molto, ma non tutto del suo imbarazzo: contiene lo sguardo, accenna l’ennesima faccina, si contrae, resta immobile sul suo podio. 

A tirarla per la giacca ci pensa Luciana Littizzetto, comica, ma mai così seria per una volta: «Perché ti fai trattare così? In un momento così ufficiale, serve solo a tenerti sotto e a relegarti a un ruolo subordinato e ad annullare i tuoi meriti. Così Trump non sta facendo il galante, sta tracciando confini».

Ed è un pensiero che dovrebbero assimilare e mandare a memoria tutte le donne. Che siano belle o brutte, giovani e meno giovani. Cosa c’entra il riferimento all’aspetto fisico in un contesto di lavoro, in una gita al parco, in visita a una parrocchia, insomma in tutte o quasi le occasioni che ci capitano davanti con persone a noi sconosciute? 

Che poi questo teatrino sia venuto fuori in un contesto così autorevole e rappresentativo, aiuta a comprendere qualcosa di più di cosa si nasconda nell’atavico privilegio del maschio di voler estendere la sua mano protettiva e salvifica sul capo della gentile collega, o dell’amica di lungo corso. E’ il modo in cui l’uomo da sempre esercita il suo potere subdolo, non meno irriverente e violento dei femminicidi di cui la cronaca italiana ne è purtroppo infestata.

Nel caso della nostra presidente del consiglio c’è un aspetto più sconveniente che balza all’occhio. E riguarda la postura di sudditanza con la quale Meloni si è presentata al presidente degli Stati Uniti sin dal momento in cui è diventata premier. Lo era così anche con il presidente Biden: il bacio sulla fronte, paternalistico quanto si voglia, ma inopportuno anche quello durante il G20 di Borgo Egnazia, divenne il simbolo di quel summit. 

Con Trump siamo passati ai complimenti più espliciti, alle frasi sussurrate all’orecchio, persino alle fake news: Trump dal suo social “Truth” che annuncia la partnership italiana con gli Usa sui dazi e contro l’Ue e che prevede il taglio delle spese pro-Ucraina sempre da parte del governo italiano. Naturalmente nulla di tutto questo è vero, ma se il presidente americano ha pensato di cooptare l’Italia senza alcun riguardo per la storia, il suo governo, anzi facendo uso a piene mani della sua abituale strafottenza, un motivo ci sarà. 

«Sei fai solo le faccine, non ne usciamo – scrive Littizzetto – “bella” dovrebbero dircelo i nostri mariti, i nostri compagni, le nostre compagne, gli amanti. A lavoro, invece, non siamo belle: siamo brave, preparate, intelligenti o scarse, inette, pasticcione». Sottoscriviamo pienamente. 

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