Domandarsi perché i corifei della sinistra denuncino a corrente alternata casi di abusi e violenze, specie a carico delle donne, è ormai pura retorica. Chiedersi perché a destra si sentano indignati e offesi, che si obietti che il consigliere dell’AgCom (autorità per le garanzie delle comunicazioni), di nomina centrodestra, nel pieno di una bufera mediatica si sia effettivamente recato in via della Scrofa, sede del partito di Fratelli d’Italia, per “concordare” i dettagli per la presentazione di un libro, è una tecnica che rientra nello stesso gioco delle parti.
Si chiama (ancora) politica. Ma sarebbe più giusto paragonare queste reazioni e certi metodi di ingaggio simili agli scontri di una guerra tra bande. Mancano solo coltelli e bastoni e per qualche osservatore forse sarebbe pure meglio che venissero fuori così una buona volta la finiremmo di spacciare tutto questo per confronto democratico. L’ipocrisia della “par condicio” si taglia invece a fette, ognuno accomoda la pietanza a modo suo. L’interesse supremo per la cosa pubblica? Ma quale, di cosa stiamo parlando…
La vicenda Ranucci è emblematica del degrado anche nella comunicazione a cui siamo giunti. Il conduttore di Report ha mandato in onda l’audio di Federica Corsini (giornalista del TG2), moglie dell’ex ministro Sangiuliano coinvolta suo malgrado nell’estate di un anno fa nella tresca del marito con Maria Rosaria Boccia, l’imprenditrice di Pompei, a cui era stato promesso un contratto al ministero. La signora sostiene che l’intento fosse quello di «umiliarla», Ranucci difende il diritto di cronaca perché trattasi di personaggio pubblico. Fragoroso il silenzio che ne fa in questa storia il Partito democratico: pur di non schierarsi contro il conduttore di Report, la segretaria Elly Schlein nasconde sotto il tappeto lapalissiane considerazioni che a sinistra in genere recepiscono all’istante, le stesse già evidenziate dalla stessa Corsini: la volontà di umiliare una donna, sia pure moglie del ministro, ma parte terza e se vogliamo anche estranea alla vicenda.
Cambiamo scenario, passiamo in via della Scrofa. L’AgCom decide di sanzionare Report con una multa di 150mila euro, ma il consigliere eletto dalla maggioranza si reca nella sede del partito della Meloni proprio nei giorni caldi in cui viene decisa la multa. E tutto questo accade mentre infuria il dibattito sulla libertà di stampa, dopo l’attentato per fortuna andato a vuoto al giornalista romano nei pressi della sua casa di Pomezia.
Sia chiaro, di sgambetti e sotterfugi si alimenta da sempre la politica. Che si salvi la forma e la coerenza di certe azioni dovrebbe essere regola imprescindibile per risultare credibili. Se a sinistra saltano sulle barricate per un’offesa sessista, non ha senso tacere se poi lo stesso tipo di offesa ricade sullo schieramento opposto. Sono talmente accecati dall’odio da curva sud che hanno smesso di fare analisi, di pensare a come gli elettori del proprio schieramento la potrebbero prendere.
Salvare l’immagine, dare fiducia agli elettori, è fondamentale oggi per riportare i cittadini alle urne. Perché l’astensionismo è il vero pericolo della nostra democrazia, lo sentiamo ripetere spesso: ma a furia di sentirselo dire, è diventato l’alibi perfetto per non andarci più a votare.
