MAMDANI

Una rondine vola sul trumpismo

Zohran Mamdani è la rondine che vola sul trumpismo e può fare primavera. Il neosindaco di New York che vince in una città tradizionalmente progressista, non dovrebbe in realtà fare clamore a giudicare dall’eco che sta suscitando nel mondo. Ma nell’America ancora narcotizzata dall’effetto Trump, il voto a valanga ottenuto da questo giovane immigrato di seconda generazione, figlio di indiani della Upper class newyorkese, rasenta l’eccezionalità e può lasciare il segno. 

Il 34enne Zohran parla una lingua che nemmeno il più progressista dei partiti oggi in circolazione pensa più di pronunciare. Si rivolge dritto ai giovani, tende una mano compassionevole ai cittadini meno abbienti che ormai, scappati dalla ricca e opulenta Manhattan, non riescono più nemmeno a sbarcare il lunario nei sobborghi di Brooklyn, Harlem, Long Island e in tutti gli innumerevoli dintorni della Grande Mela. 

Il suo linguaggio è musica per le orecchie della maggioranza degli elettori che non va più a votare (anche in Europa) perché lo considera inutile, tanto i destini di un’elezione sono in mano agli apparati: promette di tassare dell’1% i patrimoni dei più ricchi, di ridurre il costo della vita cominciando dal trasporto pubblico, rendendolo gratuito sui mezzi pubblici per chi non se lo può permettere. 

Dovrà per questo chiedere una mano al governo federale per finanziare il debito. Ma obbligherà il comandante in capo a pensarci alle conseguenze di un diniego. Quella di Mamdani è una ventata di speranza in un’America prepotente e spocchiosa, accartocciata sul mito del sovrano invincibile che si è limitato a commentare il successo – inatteso – dell’immigrato nato in Uganda, con il solito tono di scherno: «Non c’era la mia immagine sulla scheda elettorale».

Può darsi che l’elezione di Mamdani sia una lezione per la destra esagerata del Tycoon, ma è un bel colpo di spugna anche sulla politica da “puzza sotto il naso” di quei democratici che hanno votato per Cuomo, lo sfidante più tradizionalista, che ha riportato un consistente 40% di preferenze. L’auspicio anche per noi europei è che l’idea di una politica meno populista, bugiarda e approssimativa si faccia strada  nello schieramento che dovrebbe buttare giù il dominio repubblicano dalla Casa Bianca alle presidenziali del 2028. Ma la spallata non potrà darla il giovane sindaco di New York, non essendo nativo americano e dunque non candidabile.

Il vento però soffia dalla parte di un certo moderatismo se oltre a Mamdami, il sindaco “comunista” e “musulmano”, l’elettorato americano elegge due governatrici democratiche in Virginia e nel New Jersey. C’è qualcosa che si muove dall’altra parte dell’Atlantico a meno di un anno dall’elezione di Trump. I più ottimisti accreditavano tempi più lunghi per una reazione, ma se tocca al popolo decidere il popolo non tradisce.

 

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