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L’ultimo miliardo al costo di 10 euro

Cosa impedisce ad Amazon ed a tante altre agenzie di spedizione di mettere al fianco dell’autista un addetto che consegni i pacchi, perché non sia l’autista a dover fare tutto: guidare il furgone, parcheggiare dove capita, portare i pacchi fin sotto casa dei destinatari? E quale sarebbe l’aggravio economico per il ristoratore che assumesse due, tre camerieri in più per impedire che quelli già in servizio arrivino al tavolo sudati, trafelati? 

E’ la legge (spietata) del profitto, bellezza… direbbe un rivisitato Humphrey Bogart ai tempi dell’intelligenza artificiale. Una legge in danno comunque sempre dei soliti noti: i più poveri, i più indifesi, i più scaricati anche dai sindacati che dicono di continuare a battersi strenuamente anche per loro ma prima urge tutelare il proprio residuale ruolo e allora si appassionano al dogma della “povertà dei salari”, come fa purtroppo anche certa sinistra fuoritempo massimo e che incredibilmente si illude così di fronteggiare l’onda anomala. 

L’ultima sterzata ai “poveri sempre più poveri” la imprime il governo di centrodestra nell’ultima legge di bilancio: niente arretrati ai lavoratori se l’azienda è obbligata per legge ad alzare i salari da fame. Si dice che la manina che l’ha introdotta nottetempo possa essere ritirata in Senato, ma la valanga non si fermerà con un semplice paletto e qui siamo in presenza di un fenomeno sociale planetario.

Narrano le cronache di un Elon Musk, padrone di Tesla e di Space-X, guadagnare in un solo giorno “130 miliardi di dollari” e del tycoon di Amazon, Jeff Bezos, che ha riposto in fretta e furia l’ascia di guerra un tempo sollevata contro Donald Trump nel timore di uscire di scena dai business della difesa e dell’amministrazione Usa. Tengono famiglia, certo. Dopotutto difendono gli interessi di bottega, direbbe un cummenda  milanese di quelli che hanno fatto l’impresa nel nostro paese. Ma qui siamo forse a un livello di parossismo andato ben oltre i limiti della comprensione umana (si sarebbe detto “decenza”, altro termine superato), se per conquistare l’ultimo miliardo è necessario sfilare i 10 euro dalla tasca del malcapitato dipendente.

Non siamo in presenza di una finanza che fa soldi su altri soldi, e sarebbe già un’anomalia del sistema benché sempre viva e vegeta nelle economie occidentali. No, in questo nostro strano mondo l’equazione secondo cui i ricchi e i potenti mantengono il proprio status solo se impoveriscono gli altri, è diventata una “regola” di impresa. Riconosciuta dai governi, anzi incoraggiata da norme calibrate su questo genere di profitto. 

La bolla dei ricchi si gonfia a dismisura da un lato, si sgonfia paurosamente dall’altro. Non c’è più sistema di vasi comunicanti tra i due mondi, anche le regole della fisica vanno a farsi benedire in questo nuovo schema asociale e andato fuori di testa. Un tempo questo genere di contrapposizioni innescava le rivoluzioni del pane, oggi non è il caso di augurarselo e comunque l’alta marea del nostro livello sociale consente a molti se non a tutti di avercelo un tozzo per pranzo e cena.

Non ci saranno rivoluzioni giacobine perché la molla sociale del disgusto finisce per diluirsi nelle amenità dei nostri tempi, basta un social a buon mercato e una vincita al Superenalotto per distrarsi e convincersi che cambiar vita è possibile. E chi non ci riesce subito a portare a casa il malloppo, ci proverà e riproverà ancora. A volte la fortuna più che gli audaci, aiuta gli sfigati. 

     

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