L’ospedale più “smart” del Sud è anche il più svillaneggiato, di questi tempi, dai suoi dipendenti. Colpa del vil denaro, in fondo si va a sbattere sempre lì. Perfettamente in linea con altri importanti istituti a carattere medico, scientifico e di cura, nell’IRCCS di Casa Sollievo della Sofferenza l’orgoglio dell’appartenenza ha sempre oliato le coscienze del personale. Poi si è capito perché: il deficit aumentato a dismisura (21 milioni di euro l’anno), richiede oggi un’azione correttiva per salvaguardare i conti. Ma i medici ora minacciano di andarsene, i sindacati chiedono l’intervento del Vaticano a fronte del paventato taglio (fino al 30%) degli stipendi dopo la riconversione (marzo 2026) dalla contrattazione pubblica a quella privata.
Tuttavia c’è qualcosa che non torna nell’ultimo capitolo della storia del grande ospedale della Carità voluto da Padre Pio, il luogo della speranza per milioni di pazienti e di pellegrini, 70 anni di cure, speranze, devozioni e ricerca, un traguardo da tagliare il prossimo 5 maggio possibilmente tra fanfare e squilli di tromba perché è questo che la storia richiede. Può dunque tutto questo essere oggi umiliato, ridimensionato, mistificato dalla pur sacrosanta rivendicazione salariale di medici, infermieri, operatori socio-sanitari e personale amministrativo?
Riannodiamo per un attimo il nastro: l’opera di Padre Pio costruita sulla sperduta (un tempo) montagna garganica, è miracolo che si perpetua non solo per grazia ricevuta ma anche per meriti acquisiti sul campo. Da qualche anno, infatti, sette per la precisione, il settimanale americano Newsweek considera Casa Sollievo della Sofferenza il luogo migliore dove andarsi a curare tra le regioni del Mezzogiorno. Merito del personale e della direzione strategica dell’IRCCS, della qualità medica e assistenziale, del livello della ricerca sulla quale Casa Sollievo ha investito soprattutto nella “fabbrica” delle cellule staminali.
Ma il primato riconosciuto da Newsweek e da Statista, la società che ha raccolto e elaborato i dati, e dunque la patente di “istituto smart” riconosciuta all’ospedale di San Giovanni Rotondo è riferita soprattutto all’introduzione di servizi digitali nel rapporto medico-paziente, alla possibilità per i pazienti di scaricare dal portale immagini radiologiche, di Pet, Tac e esami di laboratorio, fino all’applicazione sempre più spedita e convinta della telemedicina, la sanità del futuro, che permette già oggi a Casa Sollievo di monitorare a distanza i pazienti di sedici regioni senza che questi debbano muoversi di un passo dal proprio domicilio.
Oggi Casa Sollievo della Sofferenza è un ospedale al passo con i tempi, ipertecnologico per quanto vigile custode di quel misto di tradizione e spiritualità che fanno di questo luogo un “unicum” sulla scena degli ospedali pubblici, privati ed ecclesiastici qual è la classificazione giuridicamente riconosciuta all’ospedale fondato dal burbero frate di Pietrelcina adorato da schiere di milioni di pellegrini in tutto il mondo.
L’operazione di rimessaggio economico resasi necessaria dalle sopravvenute ristrettezze di bilancio (per le spese fuori budget dell’ultimo decennio, almeno) diventa nelle parole del direttore generale, Gino Gumirato, una porta d’accesso verso il futuro per garantire non solo la sopravvivenza di Casa Sollievo, ma anche un suo più funzionale rilancio nella gerarchia degli istituti di ricovero e cura d’Europa sul modello che Newsweek certifica già da sette anni.
Nei piani di Casa Sollievo è previsto l’ausilio dell’intelligenza artificiale nella gestione delle informazioni medico-paziente, il potenziamento della robotica sui sistemi di riabilitazione innovativi, l’obiettivo di fare di questo grande ospedale il centro oncologico di riferimento per il territorio.
Forse ha ragione più di qualche lavoratore, in questi giorni amari e tumultuosi, ad appellarsi al «senso di responsabilità» di quei colleghi oggi abbacinati dallo stipendio parzialmente andato. E che per questo minacciano rappresaglie, colpi di coda, non risparmiano invettive contro il manager veneto, incaricato dalla Santa Sede di risanare i conti prima che sia troppo tardi.
