Ricordiamo, forse un po’ confusamente, una scena del Pap’Occhio di Renzo Arbore (1980), pellicola che si conclude con sullo sfondo il golfo di Posillipo e una domanda un po’ surreale come del resto tutto il film: «I terremoti sempre nelle zone più povere del mondo, mai una volta a Montecarlo?».
La strage dei ragazzi di Cras Montana, zona sciistica tra le più rinomate della Svizzera, sembra ribaltare questa sorta di assioma sul destino delle aree più sfortunate del pianeta. Ma non può esserci alcuna prova di riallineamento degli astri in una terribile sciagura di adolescenti (40 vittime, oltre 140 feriti). Semmai il contrario: non c’è più alcun posto nel mondo in cui potersi sentire al sicuro?
La trappola mortale che ha avvolto così tante giovani vite nel seminterrato del “Costellation”, non ha nulla di fatalistico se non nell’approssimazione dei proprietari del locale e delle autorità che hanno concesso le autorizzazioni. Nelle vistose lacune sulla sicurezza di quel posto c’è del dolo prolungato, questo sì, fatale, immutabile e inevitabile, se a distanza di cinque giorni dall’accaduto i proprietari del locale sono ancora a piede libero.
La sensibilità di uno stato su certi temi, si misura anche dalle fasi successive a una sciagura, nonché dalla dimostrazione di come si corre ai ripari. Ma nel Canton Vallese e nella placida Svizzera neutrale a tutto, la sensazione che le indagini proseguano come se si fosse trattato di un banale incidente, è destinata ad aumentare lo sgomento di noi osservatori, impressione avvalorata dalle parole rassegnate dell’ambasciatore italiano: «Da noi i gestori del locale sarebbero già stati arrestati».
Quei ragazzi si sono ritrovati a dover passare da un momento di festa per brindare al nuovo anno, alla morte fulminea per ustioni o asfissia senza forse aver realizzato nemmeno cosa stesse accadendo. Nel cuore di una località del jet-set internazionale, là dove la civiltà e il benessere dovrebbero aver già derubricato da un pezzo accadimenti di questa natura, accade l’impensabile secondo il senso comune del nostro perbenismo.
In realtà tutto il mondo è paese se poi scopriamo che la scala di accesso al locale era stata ridotta per mettere più posti all’interno e che i controlli (tre in dieci anni) non avevano rilevato alcuna anomalia. Una strage allora causata dell’ingordigia umana, fare soldi per altri soldi perché è questo il passatempo più in voga ormai ad ogni latitudine e del resto non si spiegherebbe perché in giro ci sono sempre più milionari.
Siamo davvero in un mondo senza freni? Stupisce la serie di leggerezze: dal materiale non ignifugo alle pareti, alle poltrone in legno e in pelle altamente infiammabili, fino all’unica scala da cui far entrare e uscire gli avventori e nessuna uscita di sicurezza.
E nessun divieto, ma quando mai, sull’uso di materiale incandescente che in un posto così avrebbe dovuto essere vietatissimo: le candele scintillanti agganciate al collo delle bottiglie di champagne sono state la condanna a morte nelle mani di quegli stessi ragazzi, ignari del contesto e figurarsi delle precauzioni.
Nel cuore dell’Europa, il “ventre della vacca” delle nostre coscienze.
