Siamo tornati al tempo dei pirati. Solo che stavolta Capitan Uncino non agisce solo per mari, non arraffa galeoni e non è (purtroppo) un personaggio dei cartoni: vaga per terre sconosciute, si impossessa di ciò che trova, se ne frega dei diritti degli altri, le leggi gli fanno un baffo. Le regole, quali regole?… Il diritto internazionale, ridotto come carta straccia. Non esiste, non è mai esistito alla faccia dell’Onu e delle ratifiche in mezzo mondo. Vale solo la ragion di stato che, guarda un po’, coincide con la sua.
Ogni riferimento a Donald Trump (nella foto con il primo ministro groenlandese Jens–Frederik Nielsen) è ovviamente solo incidentale, poiché prima di lui la dottrina era già stata pesantemente introdotta nel Ventunesimo secolo dal calpestìo degli stivali russi sulle ex repubbliche sovietiche: Cecenia, Georgia, da tre anni e mezzo lo strafalcione dell’invasione impantanatasi in Ucraina.
Predoni più a buon mercato, anche se va detto che il ripetitivo Putin, ha introdotto la regola della salvaguardia del cortile di casa, come l’epigono Netanyahu del resto che con la scusa di vendicare la strage del 7 ottobre continua a fare il bello e cattivo tempo sulla Striscia di Gaza. Il tycoon americano arriva così solo terzo nella scala temporale della tracotanza imperiale, ma la sua pernacchia al mondo va inquadrata nello stile delle sue spacconate.
Vuole la Groenlandia, ha già preso possesso del petrolio del Venezuela, minaccia incursioni punitive contro il governo di Cuba, prova a lanciare l’altolà a Cina e Russia che con il petrolio venezuelano speculavano sotto falso nome. Putin e Xi Jinping ne sono sordidamente affascinati, loro tanta strafottenza non l’hanno ancora avuta. Pensate alla Cina che da decenni cerca di mettere le mani su Taiwan.
Il nostro invece ha messo fine in quattro e quattr’otto all’odiosa dittatura di Maduro, nel frattempo infila parole di incoraggiamento per la spallata dei rivoltosi iraniani contro il regime degli ayatollah che ha già fatto 12mila vittime (secondo le fonti ufficiali). Interventista dal cuore fragile il buon Donald, così sembrerebbe: ne ha tratto vantaggio anche l’Italia con la liberazione dalle galere di Caracas del cooperante Alberto Trentini e di altri sei connazionali detenuti ingiustamente e senza alcuna condanna.
Ma il prezzo di questo interventismo no limits per la comunità internazionale qual è? E’ ancora accettabile un mondo senza regole e confini? Interrogarsi sul ciclone Trump non è semplice, una risposta nessuno riesce ancora a darsela. Nel frattempo registriamo la pronta risposta di Francia e Gran Bretagna, di Danimarca e Norvegia che giusto per esser chiari inviano truppe a salvaguardia del territorio groenlandese. Così se gli Usa volessero spedire anche loro l’esercito e i marines sai che incidente impensabile tra alleati, sarebbero le premesse di un conflitto armato in seno alla Nato.
Attenzione dunque a farsi suggestionare dallo slancio di certi esiti collaterali, dall’Iran alle liberazioni di innocenti in Venezuela. La bulimia di Trump non si fermerà agli obiettivi già individuati avendo messo nel mirino pure il Canada con la scusa di rendere l’Artico più sicuro. «Con le buone o con le cattive», rimarca il concetto.
Non siamo forse ancora al delirio di onnipotenza che colpì certi figuri del passato, ma sarebbe necessario che qualcuno glielo cominci a far capire.
Ma chi può fermarlo? L’opposizione dell’Unione europea è già qualcosa, anche se al momento il suo «no» al gigante minaccioso appare come un fuscello sbattuto dalle correnti. Di certo non lo faranno le cosiddette altre superpotenze, la Cina accecata dal potere dei suoi traffici mercantili e la Russia da fiction di Putin, un can che abbaia tenuto in vita dai latrati più possenti del 79enne americano.
Toccherà soprattutto all’America mettergli la museruola, agli elettori democratici e repubblicani perché la fronda anti-Trump comincia a lievitare anche nel campo che ha eletto il vecchio Donald, dopo le indegne purghe contro gli immigrati cittadini americani della famigerata Ice, l’agenzia federale per le deportazioni di massa. L’appuntamento più importante saranno le elezioni di Mid-term (novembre), non a caso lo scoglio più temuto dalla cricca di Donald che sta già pensando a come rinforzare gli ormeggi per impedire che allo scossone auspicato dai democratici possa dar manforte tutto il resto della società civile. L’America “terra di libertà” è un sogno che rischiano di perdere.
