Com’è confortante prendere atto di una giustizia che faccia comunque il suo corso, nonostante soffino venti contrari all’autonomia dei magistrati. Dalle indagini sulla condotta del poliziotto che ha sparato all’ultimo rapinatore, uccidendolo, vien fuori una dinamica piuttosto anomala di quanto raccontato dall’agente. L’autopsia avrebbe rivelato come la vittima fosse di spalle quando è stato colpito, vengono inoltre segnalate ecchimosi sul volto dell’uomo e altre ferite. Il poliziotto, come dispone la legge, sarà perciò indagato e potrà difendere le sue ragioni davanti al giudice.
Qui non si tratta di stabilire se è giusto o sbagliato che un tutore dell’ordine abbia esercitato il sacrosanto diritto di difendersi. Il concetto da ribadire è un altro: che sconfitta per tutti noi sarebbe se lo stato di diritto dovesse derogare al suo ordinamento democratico, se si cedesse alla tentazione di applicare, sia pure temporalmente, forme più repressive a tutela dell’ordine pubblico? Il governo di Giorgia Meloni sembra adesso più deciso a inasprire i contenuti del pacchetto Sicurezza, dopo il corteo di Torino e l’aggressione con il martello di un agente 29enne fortunatamente difeso da un collega. Le condizioni ambientali consentono oggi una torsione normativa.
Nel frattempo però gli agenti mettono sempre più mano alla fondina, tre episodi registrati nell’ultima settimana tutti nell’hinterland milanese. «Fanno il loro dovere», il parere del popolo dei social. Ed è facile immaginare quanto sia diventato difficile far rispettare la legge in zone degradate, con una delinquenza ormai fuori controllo, tra cani sciolti che si muovono nelle periferie senza aver nulla da perdere. Quadro indubbiamente difficile.
Ma il confine delle nostre libertà è più labile, se il ricorso all’arma diviene istantaneo. Non siamo – e difficilmente ci arriveremo – alle sopraffazioni dell’Ice americana su cittadini inermi, ma è forte il sospetto che il decisionismo dei mascherati agenti americani possa aver già fatto da apripista ad atteggiamenti più spinti e disinvolti delle nostre forze dell’ordine. La parziale riconversione della tutela dell’ordine pubblico avrebbe ripercussioni immediate anche sul piano politico.
Nella culla della democrazia, il limite tra ragione e violenza cieca è stato ampiamente oltrepassato dal governo federale. Tuttavia certe misure repressive persino contro donne inermi e bambini si sono già rivelate controproducenti per l’amministrazione repubblicana. Il presidente Trump ha dovuto sostituire in tutta fretta il comandante in capo di quelle operazioni costate la vita a due cittadini, nel timore che l’onda lunga delle violenze di Minneapolis si propaghi fino alle elezioni di midterm a novembre.
Le notizie per fortuna veicolano velocemente, la gente oggi è perfettamente informata su ciò che accade in quasi tutti gli angoli del mondo e quando si oltrepassa il limite anche i sostenitori più radicali di certi metodi cominciano a mordere il freno. Negli States tra gli elettori repubblicani c’è chi arretra di fronte all’uccisione a freddo di cittadini bianchi e borghesi proprio come loro.
La democrazia oggi è soprattutto questo, far circolare le idee e non coprire nulla semplicemente perché nel mondo globale non è più possibile farlo da un pezzo. Se lo Stato fa la faccia feroce, non può rinunciare ai contrappesi della legge e delle regole del buonsenso, altrimenti ne risponderà nelle urne.
In Occidente funziona ancora così e anche nell’opulenta America dello spietato tycoon hanno vinto i telefonini contro le armi puntate. Se abbiamo saputo subito delle atrocità dell’Ice, lo dobbiamo alle migliaia di video ripresi con il cellulare che hanno invaso le pagine dei quotidiani e dei telegiornali. Sono questi i nuovi media, bellezza.
