Petrecca e la Rai, nulla più di quanto già visto su questi schermi. Ma se al tempo della lottizzazione del pentapartito vigilava un certo pudore sulle scelte di direttori e capi struttura (e magari anche un briciolo di tasso culturale in più), oggi si tende all’occupazione degli spazi finalmente liberi, senza badare troppo a chi si manda in video.
L’episodio del direttore, già contestato dai giornalisti di Raisport (e prim’ancora di Rainews), è emblematico di certa supponenza. La telecronaca d’inaugurazione dei Giochi invernali, affidata al mite Auro Bulbarelli, veniva scippata d’imperio dal super-direttore. L’ultimo dei mohicani della vecchia guardia, alla vigilia della messa in onda si era infatti lasciato sfuggire del video d’apertura, tenuto in gran segreto, con il presidente Mattarella nel tram guidato da Valentino Rossi. Di qui l’ira funesta di Petrecca, novello Pippobaudo (ma lui almeno se lo poteva permettere): sbattuto fuori Bulbarelli e preso lui il microfono, tra gaffe inconsolabili (una su tutte: la presidente del Cio, Coventry, scambiata per Laura Mattarella) e danni imperituri all’affidabilità del Servizio pubblico.
Un tempo, dicevamo, la politica era molto più attenta alla sintassi di certe nomine e oltre che badare all’osservanza partitica si finiva per salvare la forma: capitava così di metter mano anche ai più bravi. E’ anche vero che la Democrazia Cristiana, alias “Balena bianca” del sistema, come la chiamava Giampaolo Pansa, li teneva tutti dentro, bravi e meno bravi. Ma in quel tempo nasce una scuola di telecronisti, rimasta purtroppo senza eredi.
E non possiamo nemmeno dar la colpa alla semplificazione dei social media, oppure alle piattaforme a pagamento, poiché nei grandi network circolano fior di professionisti. Ce ne eravamo accorti guardando le partite del calcio internazionale: impietoso il confronto tra le telecronache di Champion’s League su Sky e quelle della nazionale italiana mandate in onda da “mamma Rai”. Ma oggi proprio sulle Olimpiadi invernali si consuma la frattura più netta dalla tv generalista: devastante il divario da Eurosport e Discovery dove si vivisezionano le discipline sportive, alcune sconosciute al grande pubblico e dunque meritevoli di essere raccontate nei dettagli.
Sono le ricadute a cascata di una lottizzazione politica, dall’una e dall’altra parte, ormai anacronistica e stucchevole e che produce gli effetti di una sconclusionata lotta di potere sull’informazione e su certo entertainment (intrattenimento e spettacolo). Fenomeno (va riconosciuto) anche qui accentuato al tempo del governo di “TeleMeloni”, come lo chiamano con disinvolta strafottenza i partiti di centrosinistra che facevano lo stesso fino all’altro ieri.
L’avvilimento mediatico non è soltanto sull’informazione: ascoltare Diaco il pomeriggio, oppure il Pino Insegno delle ore serali intristisce e fa rabbia, soprattutto pensando a quei poveri anziani che vivono incollati davanti alla tv. E poi a sera, l’inguardabile “Porta a Porta” del futurista Bruno Vespa: l’uomo per tutte le stagioni, a ottant’anni suonati.
