Vannacci

Le pecorelle smarrite di Vannacci

Prima di capire da che parte stia Vannacci (foto Ansa), se sullo strapuntino del centrodestra di governo oppure alla destra estrema (così da bruciare tutta la propaganda d’area utile da Salvini in poi), sarebbe il caso di tenere d’occhio le pecorelle smarrite in Parlamento che l’ex generale riuscirà a far entrare nel suo di recinto. L’uomo si è lanciato al corteggiamento spinto dei peones già con qualche non trascurabile risultato, va detto.

La Lega finora ha pagato il dazio più alto, anche se forse riuscirà a limitare l’emorragia ai due deputati dissidenti che si sono spinti fuori. Più indolore sembra l’adesione del parlamentare Pozzolo, già fuori da Fratelli d’Italia dopo la vicenda delle pistolettate a Capodanno sette anni fa e che errava nel gruppo misto. Adesso dovrebbe essere il turno di Soumahoro, eletto nella coalizione di sinistra, poi estromesso da Avs per passare al solito «rifugio di peccatori» del gruppo misto, ora pronto per sua stessa ammissione ad accasarsi «in partiti di destra». E allora come non cedere alle avances di “Futuro nazionale”? Si tratterebbe in realtà solo di concordare le regole d’ingaggio per l’ingresso.

Già, ma quali sono le regole d’ingaggio del controverso Vannacci? Il debutto in parlamento dei cosiddetti “vannacciani” è filato liscio come l’olio per il governo che ha ottenuto la fiducia sul decreto per le armi a Kiev anche con il voto dei filoputiniani. Messa così sembrerebbe una comica, ma il voto di Vannacci vale solo per la fiducia non per mandare nuove armi all’Ucraina. La forma per il momento è salva, a Montecitorio vale infatti la regola del voto disgiunto. Attendiamo trepidanti il voto al Senato, dove la stessa regola non c’è: sarà quello il momento della verità per Vannacci e i suoi che vogliono restare nel centrodestra (e dove sennò?), ma sono ardimentosi di pesare,  fargliela pagare a “quelli lì” che storcono il naso, fanno finta di non volerli, ma sotto sotto… Alla Meloni, ad esempio, non dispiacerebbe disinnescare l’esuberanza di Salvini aizzandogli contro Vannacci.

 Il problema è capire quanto peserà davvero in Parlamento e poi nell’urna. Per il momento l’ex generale si è dedicato con totale dedizione alla campagna acquisti, non è chiaro quanto convinto di poter allargare il drappello e formare un gruppo vero.

Lo spauracchio dell’ex generale che fa man bassa di deputati infelici sembra per il momento sotto la soglia di guardia, sebbene aleggi il sospetto che la quota di “nominati” stufi di bivaccare tra la buvette e il Transatlantico possa prendere quota se non altro per provare l’ebrezza (del momento) di poter contare qualcosa di più con Vannacci, conquistare un insperato posto in lista l’anno prossimo per chi sa già che sarà trombato dal suo partito. Poi tutto si aggiusta e anche il filoputinismo dell’ex generale, il tratto più distintivo della nuova formazione (ha fregato pure Conte), potrebbe magari diluirsi nel gioco delle tre carte che farà Meloni per tenere la barra dritta fino alle elezioni nel 2027. 

 E’ il mondo al contrario di Vannacci, pantomima gattopardesca di una politica che non cambierà mai. 

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