Pronto soccorso

Medici “gettonisti” e… corporativisti

Com’è possibile fare sanità senza medici? Forse qualcuno penserà che si possa risolvere il problema invocando il ricorso all’intelligenza artificiale, tanto sono artificiose e sterili le giustificazioni di chi si oppone a metodi alternativi. Così da qualche giorno anche il Policlinico di Foggia ha chiamato per il pronto soccorso medici “a gettone” per rimpiazzare i macroscopici vuoti attualmente in organico: mancano, infatti, all’appello sedici medici su trentadue, praticamente la metà.

Ebbene anche di fronte all’evidenza di un dramma sociale, si è invece alzato il muro del corporativismo più cieco. I sindacati medici sono infatti passati al contrattacco, contestano senza mezzi termini l’iniziativa adottata dal commissario straordinario Pasqualone, ma senza spiegare come farebbero loro – se fossero obbligati a farlo – a rimediare al gigantesco buco in organico. Nulla, proprio nulla. “I gettonisti non li conosciamo, dodici ore sono troppe. E chi ci dice che poi si stanchino dopo turni così lunghi in danno dei pazienti?”.

Abbiamo ascoltato in questi giorni amenità di questo tipo per contestare un provvedimento inevitabile, sensato, quanto ragionato. Oltretutto limitato a una tempistica di 90 giorni. Nel frattempo la direzione generale provvederà a richiamare altri medici, a bandire concorsi senza contare che quelli già banditi sono andati nella maggior parte dei casi deserti. Perché i medici scarseggiano e quelli che scelgono di lavorare al Sud sono ancor meno. Cosa dicono a tal proposito i sindacati medici?

Ma il punto è un altro: come assicurare assistenza H24 senza il personale appena appena sufficiente. Per giunta in un ospedale pubblico, circostanza non trascurabile poiché se si rinunciasse a fare assistenza, se si decidesse di tenere aperto il pronto soccorso solo per alcune ore della giornata (poniamo), qualche buontempone potrebbe anche decidere di denunciare  l’accaduto e di paventare il reato di “interruzione di pubblico servizio”. Possibile – vi direte – che si sia ridotta a questo la sanità nel nostro paese?

Le difficoltà sono note, il Servizio sanitario nazionale si dibatte da tempo in questioni di questo tipo da Nord a Sud della penisola. Pero, attenzione: anziché provare a fare gioco di squadra, riunire intorno a chi è chiamato a far camminare il servizio – obtorto collo – il maggior livello di collaborazione possibile, si costruiscono paletti e ostacoli a più non posso nel timore solo del proprio tornaconto. I medici di altre zone da noi? “Non passa lo straniero”. E nel frattempo che si fa, il malato lo abbandoniamo in astanteria?  

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