«Bum bum» e così giustizia sarebbe stata fatta. Il poliziotto-pistolero di Rogoredo che ha steso un pusher disarmato, viene descritto tout court dai colleghi come «un violento». Si sapeva, tutti lo sapevano. Però, guarda che combinazione, il caso esplode ora che si diffonde nel mondo la sindrome del cow-boy amplificata dalle squadracce dell’ICE, la terribile e sgangherata polizia anti-migrazione trumpiana.
Minneapolis fu messa a ferro a fuoco a gennaio dagli sgherri armati di fucile, due cittadini uccisi senza pietà armati solo del proprio smartphone che riprendeva la violenza gratuita disseminata dai «poliziotti» per le strade. Violenza chiama violenza. Ma non dovrebbe essere così scontato in uno stato di diritto. E invece anche da noi… Dipenderà forse dal ventilato cortocircuito di aspettative, se oggi il timore di finire sotto i colpi della rivoltella di ordinanza è molto più avvertito tra la popolazione?
Il risoluto poliziotto finito in manette, avrebbe dunque alzato il livello dei suoi metodi di ingaggio trovandosi davanti a sé il bersaglio giusto sul quale colpire indisturbato. Era uno spacciatore, un reietto, tanta foga si sarebbe giustificata da sola agli occhi degli inquirenti. E infatti sulle prime sembrava proprio che andasse così, la grancassa del governo di centrodestra aveva già beatificato il poliziotto-eroe.
Ora, la clamorosa ritirata. Però come stridono quelle parole di circostanza: «Non esiste alcuno scudo penale» rassicura la premier Meloni, eppure è ancora viva la polemica politica sul decreto Sicurezza dal quale vengono esclusi codici identificativi per le forze dell’ordine. E poi l’assonanza con lo «scudo» escluso oggi dalla Meloni, ma garantito dall’amministrazione americana all’Ice, è un bisticcio di parole fin troppo palese per essere considerata una precisazione saggia, doverosa e opportuna.
Per fortuna la tempra democratica delle nostre forze dell’ordine garantisce il funzionamento degli anticorpi: probabilmente senza la confessione dei colleghi e la collaborazione di alcuni testimoni (tra questi gli avvocati del pusher ucciso), il poliziotto-pistolero non sarebbe stato smascherato dagli inquirenti con un’indagine-lampo e senza ombra di dubbio.
La vittima voleva aggredirlo con una pietra, il nostro tutore dell’ordine certi tipi come quello lì era solito combatterli senza quartiere. Come giusto che sia, ma un tempo usava anche il martello, poi è passato alla pistola senza colpo ferire. L’upgrade della violenza d’ordinanza.
