Trump Netanyahu

«The brutalist» e l’Italia da operetta

Diciamoci la verità, il brutalismo di Trump permette alle democrazie di fare il lavoro sporco. La cattura di Maduro nel suo bunker venezuelano, l’eliminazione della guida suprema iraniana Khamenei con buona parte dello staff, sono azioni che solo con la spregiudicatezza del tycoon americano si sarebbero potute concepire. Scorie del mondo libero che schiere di perbenisti condannano a parole, approvano nei fatti. 

Chissà che un messaggio sinistro dello stesso tipo non riecheggi ora nelle orecchie e nella testa dell’autocrate di Mosca e di certi ducetti di quartiere come Kim in Corea del Nord. Oggi salvaguardati dalla bomba atomica, quella che il governo degli Ayatollah stava provando a procurarsi come arma di difesa estrema, spauracchio finora abbastanza convincente per cautelarsi da incursioni chirurgiche ed estreme come quelle portate avanti sin qui dagli Usa.

Tuttavia dovrebbero essere proprio gli assalti paracadutati nelle residenze del despota di turno ad allarmare chi pensa di potersi riparare dietro la minaccia da “Enola gay”. Il silenzio di Russia e Cina dopo i raid in Venezuela e adesso a Teheran, sono indicativi delle inquietudini che serpeggiano nei regimi delle due superpotenze. A Trump in fondo basterebbe poco per mettere in chiaro i nuovi rapporti di forza e darci un taglio al conflitto in Ucraina e alle incursioni minacciose dei caccia cinesi su Taiwan. 

Se ci riuscisse il funambolico Donald avrebbe davanti a sé l’occasione di tirare un calcio di rigore a porta vuota: a quel punto il Premio Nobel per la Pace non glielo toglierebbe nessuno. 

Quanto all’Italia “amica di Trump”, meglio forse stendere un velo pietoso. Tutte le cancellerie dei paesi leader dell’Unione europea sapevano quando sarebbe scattata l’ora X dell’agguato in Iran, meno che Palazzo Chigi. Prova ne sia che il ministro della Difesa, Guido Crosetto, era andato spensierato a Dubai, presumibilmente in vacanza, con aereo di linea e ora impossibilitato a rientrare come un italiano qualunque, insieme ai cinquecento connazionali rimasti intrappolati nell’eden delle vacanze in Medio Oriente, dopo la cancellazione dei voli internazionali a causa dei missili e droni iraniani sparati alla disperata e in ogni dove nell’area del Golfo Persico.

A furia di fare inchini a Trump la presidente del consiglio Meloni – e l’Italia purtroppo con lei – rischia l’irrilevanza internazionale a Washington e soprattutto a Bruxelles.   

Tag: Nessun tag

I commenti sono chiusi.