Droni che svolazzano all’impazzata, cacciabombardieri che si schiantano al suolo come zanzare colpite a sorpresa. Nel Medio Oriente infiammato come una polveriera si combatte e ci si difende per consegna. L’Iran bersagliato da un nemico che vola alto, reagisce con i droni simili alle palle di fuoco scagliate al tempo del Medioevo. Si combatte una guerra ultratecnologica, quasi per interposta persona, ma se si continua così non ci saranno vinti né vincitori.
Ecco dunque ora i curdi pronti a mettere piede sul campo, le «truppe di terra» annunciate da Trump e Netanyahu saranno sostanzialmente le loro. Stati Uniti e Israele hanno pensato davvero a tutto pur di mettere nel sacco pasdaran e ayatollah. Fuoco dal cielo e battaglioni di disperati, magari super armati, da lanciare nello scontro di terra perché la resistenza degli iraniani venga fiaccata prima delle 4-5 settimane previste dal formidabile cannoniere rosso, al secolo Donald Trump.
E’ il paradigma delle guerre di aggressione che si combattono dalla notte dei tempi. Dagli Achei ai Romani le legioni muovevano le loro schiaccianti superpotenze. Servivano migliaia di uomini sul campo per avere ragione delle guarnigioni nemiche, allora come oggi neppure due popoli guerrieri come americani e israeliani potrebbero giocare un azzardo del genere. Per giunta Trump con questa guerra sta giocando in patria sul fil del rasoio.
I curdi metabolizzano da secoli l’odio contro gli usurpatori del loro stato, in Iran (circa il 10% della popolazione nazionale) come nella vicina Turchia, il Kurdistan resta una patria viva e vegeta nell’animo dei suoi combattenti. E dunque la guerra contro la teocrazia dei mullah (almeno così dice Trump) e per ripristinare la democrazia, si alimenta della rabbia e della vendetta covata dalle milizie mai dormienti a cui oggi viene offerta un’occasione storica.
Così la guerra ultratecnologica non può sporcarsi le mani sul campo di battaglia, il ricorso ai combattenti curdi che vivono un’eterna battaglia per la loro sopravvivenza, diventa strategico e forse un fattore decisivo per soverchiare la resistenza ostinata del regime che prova a riorganizzarsi.
La guerra degli ultimi che proveranno poi ad accampare la conquista di diritti e una dignità di vincitori tutt’altro che scontata.
