Strappare i figli a una madre è roba da nazisti, da santa Inquisizione. Inconcepibile che un paese moderno si riduca a questo. La storia della famiglia nel bosco di Palmoli (Chieti) – che poi “nel bosco” non si trova più dopo la concessione di una civile abitazione alla famiglia Trevallion – si contorna di particolari raccapriccianti.
Lo stuolo di assistenti sociali, di psichiatri e di psicologi arruolati intorno ai tre bambini (8 anni e due gemelli di 7) non ha fatto altro che peggiorare un quadro già compromesso quando fu tolta la potestà genitoriale a mamma e papà (novembre 2025). Serviva massima cautela nell’applicazione della legge, del resto i giudici dell’Aquila non puntano l’indice contro quel modo di vivere: sono intervenuti per tutelare i bambini, tenuti in uno stato di indigenza senza acqua, corrente elettrica e servizi igienici. Il caso scoppia proprio dopo un’intossicazione alimentare da funghi selvatici di uno dei bimbi, poi costretto alle cure dell’ospedale.
Lo Stato è intervenuto, ha svolto egregiamente il suo ruolo. Ma il precipitare degli eventi dimostra come la situazione sia sfuggita di mano agli educatori. La sottrazione plateale dei bambini fa venir meno il rispetto per l’istituzione-famiglia innanzitutto, sia pure di una famiglia decisamente atipica. L’obbligo di riportare alla civiltà i piccoli abituati a vivere allo stato brado, la vegetazione come habitat naturale, ha finito per sclerotizzare l’adozione delle regole. Si sono persi di vista elementi ben più fondativi come il bene per i propri figli e l’affetto che questi naturalmente provano per chi li ha messi al mondo.
Quando si perdono le coordinate dell’umanità nella fredda applicazione della legge, si incorre in danni ben più gravi della deriva selvatica verso cui erano stati indirizzati i piccoli dai disinvolti genitori. Nè può reggere l’ostilità della madre Catherine nei confronti delle educatrici: la mamma fa il suo mestiere, specie quando si vede usurpata del ruolo di educatrice, seppure a modo suo.
L’impressione è che l’aspetto emotivo in questo caso avrebbe dovuto fungere da architrave dell’operazione, perché il ritorno alle regole fosse ammantato dalla ricerca di un’empatia, sia pur di comodo ma necessaria, soprattutto con la madre. Il nostro resta un ordinamento democratico e lo capirebbe pure un bambino (così come giusto lo hanno capito). La separazione di peso dai propri affetti comporta sofferenze, patemi e una condizione di disagio perpetua che potrebbe avere effetti devastanti sull’età adulta.
FOTO – La casa nel bosco (credit Ansa)
