Stretto di Hormuz

Hormuz ci sta stretto

Sarà pur vero che Donald Trump è un fanfarone, un pericoloso arruffapopolo. Ma sulla questione dello Stretto di Hormuz, che l’Armata americana non riesce a liberare dalle cannonate dei pasdaran per far passare le petroliere, qualche ragione ce l’ha. Chiedere l’aiuto degli altri paesi, non coinvolti nel conflitto in Iran ma utilizzatori a piene mani del petrolio dei mullah, è una proposta logica e inevitabile per venir fuori dal pantano in cui il tycoon si è cacciato.

La Cina ci sta pensando, il Giappone pare. Altre grandi economie mondiali offrono la disponibilità delle loro fregate (Francia). L’unione europea nel suo complesso dice no: «Non è la nostra guerra» rintuzzano da Bruxelles. Fa sorridere la posizione italiana: «Noi vogliamo il dialogo, siamo pronti a entrare in partita solo nell’ottica di un confronto diplomatico», dice il ministro degli Esteri Antonio Tajani.

Ma è una dichiarazione pilatesca in un contesto del genere, l’Italia non s’immischia però prova a tenersi dentro giocando con le parole. Lo scopo del conflitto è il rovesciamento del regime degli ayatollah, ebbene riesce difficile immaginare quale tipo di contributo possa avere in questa fase il dialogo italiano a fronte di un obiettivo dichiarato così netto. Ve l’immaginaste un tavolo diplomatico del tipo: «Scusate cari ayatollah, noi vogliamo che vi facciate da parte… Mettetevi l’animo in pace».

L’Italia del governo Meloni in questa guerra si trova scoperta, vulnerabile ad ogni genere di considerazione e di sorrisi maliziosi. Merz, cancelliere tedesco, dichiara impettito: «La Germania sta con Francia e Regno Unito». L’Italia viene deresponsabilizzata, sanno che non c’è da fidarsi e poi in una fase così confusa meglio andare con i piedi di piombo. Al contrario quel volpone di Trump dice che l’Italia di Meloni «sa rendersi utile». Bisogna vedere come. 

A noi, che siamo inguaribili romantici, piacerebbe mettere intorno a un tavolo americani e ayatollah per una bella spaghettata di pace. Idea sublime, ma francamente inapplicabile in questo e altri scenari. Fa nulla, saremo sempre il paese di Pulcinella. E non è detto che sia un male: le nostre guerre sono quelle della Roma imperiale, che invadeva il mondo conosciuto.

Possiamo dire di aver già dato.     

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