Referendum

Vince il «No», tante grazie agli sguaiati sostenitori del «Sì»

Ha vinto il “No” al referendum sulla Giustizia. Ragionevolmente, non poteva esserci esito diverso. Siamo ancora un paese con la testa sulle spalle, questo suggerisce il distacco di quasi dieci punti dal fronte del “Sì” a spoglio ancora in corso. Con tutto quel che gli italiani hanno dovuto sopportare negli ultimi sei mesi di una campagna elettorale cialtronesca e fuorviante, non poteva che finire così in un paese normale. 

Andrebbe, piuttosto, rivolto un doveroso ringraziamento a tutti gli sguaiati sostenitori del “Sì” che proprio grazie alle loro improvvide uscite e al dilettantismo politico di ministri e sottosegretari del governo Meloni hanno svelato gli intenti di una riforma costituzionale concepita male e finita peggio, voluta da una sola parte politica e che escludeva di sana pianta il ruolo dell’opposizione. 

E poi quelle dichiarazioni, decisamente fuori del vaso: “I magistrati come un plotone di esecuzione, meglio toglierseli di torno”, una “riforma che domani potrebbe tornar utile anche a chi oggi non governa”. Un’acrimonia senza precedenti nelle dichiarazioni pubbliche quando invece la gente aveva bisogno di capire, farsi spiegare perché si continuasse a parlare di “separazione delle carriere” quando sono già – e da tempo – separate. 

E poi non è stato spiegato perché la politica avesse più l’urgenza di metter mano all’organizzazione delle carriere dei magistrati piuttosto che favorire le condizioni affinché i tribunali funzionino meglio: aumentando gli organici di cancellieri e magistrati, riducendo i tempi dei processi. Cosucce così, magari banali per i cervelloni che si occupano di grandi sistemi, ma fondamentali se vogliamo sentirci in un paese libero. Questo referendum è invece il segno che la politica vive su Marte, altri che storie.

Solo ragioni più concrete e reali di tutti i giorni avrebbero giustificato un referendum costituzionale sulla giustizia, non il veto sulle correnti (pure esecrabili) dei magistrati, non l’Alta corte disciplinare dal chiaro intento punitivo di quella magistratura che fosse stata poco incline al potente di turno.    

L’invito spasmodico a recarsi alle urne di Giorgia Meloni a conti fatti è servito a smuovere tutti quegli elettori che avevano perso l’abitudine a recarsi in cabina elettorale. L’hanno fatto invece per reazione, mettendo una bella crocetta sul “NO”. Quanto sia politico questo voto sull’operato del governo forse è presto per dirlo. Perché dall’altra parte, nel centrosinistra, non c’è al momento grossa scelta. 

Ma chi vuol bene all’Italia doveva augurarselo un epilogo del genere di questo referendum: l’auspicio è che la politica adesso starà più accorta e non dare per scontata la volontà popolare.

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