Trump dice che all’America il petrolio del Medio Oriente non serve, avendone già in abbondanza, intanto il prezzo dei carburanti aumenta anche negli Usa e questo forse non lo aveva calcolato. Ma il presidente Usa dice anche che tocca agli europei ed a chi vorrà occuparsene, andare a sbloccare lo stretto di Hormuz minato dai pasdaran che non fanno più passare le petroliere occidentali.
Trump si sta comportando come il bambino prepotente che dopo aver scatenato una rissa per essersi portato via il pallone, ora pensa di bucarlo dopo essersi accorto che nessuno vuole andare più a giocare con lui.
Se sarà necessario passare attraverso qualche sacrificio per liberarsi del vecchio Donald, potremmo anche essere disposti a pagare il pieno di carburante più caro per i prossimi mesi purché la si faccia finita con questo gangster da quattro soldi che crede di comandare il mondo. E purtroppo ci riesce in mancanza di azioni coordinate e di segno opposto sul piano politico.
Abbiamo una luce in fondo al tunnel: le elezioni di mid-term a novembre potrebbero essere l’occasione giusta per la spallata del Congresso. Lo pensano anche molti repubblicani, mentre quelli del mondo Maga (il think-thank in cui si è formato il manifesto elettorale del presidente Usa) se potessero scalzare il tycoon lo farebbero anche subito.
E questo per la condizione di indifendibilità in cui si è cacciata l’amministrazione americana dopo l’ultima spacconata sull’Iran. E’ accaduto quel che molti temevano: un assalto scomposto e senza alcuna strategia, pianificato dai generali sulle azioni quotidiane, ma gestito alla giornata anche sul piano strategico, al punto che oggi “pel di carota” non sa come uscirne. L’impazienza delle cancellerie europee comincia ad affiorare: sentire Macron invitare il presidente Usa a “parlare di meno” ed a “non smentire ciò che ha detto il giorno prima”, è fuori da ogni canale diplomatico.
Con la sua arroganza Trump è riuscito quasi quasi a far apparire meno urticanti gli ayatollah che tengono segregati da quarantanove anni 90 milioni di compatrioti e progettano la bomba atomica. Era sembrata un’azione doverosa quella degli Usa e di Israele, quella di liberare Teheran dalla morsa della teocrazia e mettere sotto scacco il regime. Ovviamente il presupposto (e l’auspicio della popolazione mondiale) era che un’azione così fosse stata pianificata contro ogni eventuale reazione. Invece i pasdaran sono riusciti a fare quello che ogni stratega militare aveva previsto, bloccare lo stretto di Hormuz strozzando un po’ per volta l’economia mondiale come il boa con le sue prede.
Oggi riesce difficile immaginare come l’amministrazione Usa e il suo cagnaccio d’Israele possano vincere la resistenza del serpente iraniano a furia di lanciare bombe dall’alto. Ci sta provando l’Europa di Macron e Starmer a forzare la resistenza del regime, ma ovviamente senza alcun intento militare. E marcando una distanza non più evitabile dall’alleato irascibile e irragionevole che oggi blocca il passaggio del 20% del petrolio mondiale con la guerra di «tre giorni» che già va oltre le tre settimane.
Se l’Europa alza la testa, sarà una mossa utile anche per il futuro: con quest’America non ci può essere intesa, almeno finché alla Casa bianca resterà il bizzoso tycoon.
