Mettiamola così, anche un po’ per scherzarci su. Trump ha fatto un gran favore a Robert Prevost, al secolo Leone XIV: prima delle sue strampalate accuse («è un debole, pessimo in politica estera»), il Papa non godeva della massima attenzione, diciamo così, dei media internazionali. Sempre molto misurato e attento alla dottrina, aveva sì criticato le aggressioni deliberate di Usa e Israele contro l’Iran e i bombardamenti dello stato ebraico sul Libano, senza scaldare i cuori dei fedeli. Nulla a che vedere con il burrascoso Francesco, peraltro (ironia della sorte) dichiaratamente inviso al clero degli Stati Uniti.
Va detto che il successore di Pietro si è comunque ben divincolato dalla morsa mortifera del capo della Casa Bianca. «Il mio credo è il Vangelo, continuerò a esprimermi contro la guerra», ha risposto a muso duro senza mai pronunciare il nome di quel mattacchione che trasuda veleno da tutti i pori. La missione sulla tomba di Sant’Agostino ha poi rafforzato il megafono papale.
Uno scontro senza precedenti, viene così commentato un po’ da tutti. Ma Trump ci ha abituato a questa sorta di nuova normalità diplomatica: lui offende a tutto spiano, arroganza e prepotenza sono le sue stelle polari. Con lui è normale finire massacrati da una dialettica senza ritegno.
Un alto prelato lo ha affiancato a Napoleone e all’imperatore Costantino, perchè si credevano onnipotenti. E figurarsi se il tycoon possa sentirsi da meno dei due illustri “colleghi”. Tuttavia quando il presidente Usa avrà ceduto lo scettro probabilmente ci si ricorderà di lui solo come di una nuvola impazzita. Non a caso “the Donald” qualunque cosa faccia, contribuisce ad alzare il tono della discussione a beneficio di chi la subisce, persino gli ayatollah ne hanno tratto vantaggio da una simile scriteriata offensiva incassando taciti consensi per i bombardamenti subiti da almeno la metà dei paesi del Globo.
Anche la Meloni ora se ne potrà giovare, le critiche di Trump («credevo fosse più coraggiosa») allentano l’abbraccio mortale che ha stretto finora la premier italiana facendola finire in un gorgo impazzito. Per la sorte del sovranismo perduto dovremo ringraziare non la politica di opposizione, ma un franco tiratore.
