Gesticolare

Lo dico con le mani

Gesticolare, la vera parola d’ordine. Lo fanno tutti, specie in tv, per dare forza a quello che dicono. A volte tradendo l’efficacia del messaggio che si vuol far passare. Un gesto istintivo, ma che rivela un indizio: la necessità di spingere i propri concetti oltre la regola del dubbio, rafforzare tesi che si ritengono poco credibili o non sufficientemente efficaci.  

Lo fanno regolarmente i politici, e forse qualche motivo in più ce l’avrebbero. Ma cosa spinge a gesticolare, ad esempio, alcuni mezzibusti che discutono di reportage e analisi geopolitiche? Il riferimento ad alcune trasmissioni Rai (“In mezz’ora”, “Newsroom”, conduttrice Monica Maggioni) non è puramente casuale.

E qui si potrebbero elencare enciclopediche trattazioni di psicologia per descrivere quello che siamo e che stiamo diventando. Gesticolare è abitudine antica, ma oggi che andiamo tutti di fretta e cerchiamo informazioni rapide forse si tollera di meno. D’accordo, chi lo fa generalmente neanche se ne accorge. Ma è proprio questo il punto: siamo inconsapevoli anche di quello che diciamo? E certe cose dette specie in politica, se si gesticola molto come fa Giuseppe Conte (5 stelle), quanto rafforzano l’idea che sono pura e semplice filastrocca per compiacere il pubblico e portarlo nel proprio recinto? 

Il linguaggio del corpo dice molto di noi, persino l’aspetto fisico rivelerebbe un profilo scientifico stando alle tesi della fisiognomica. Dunque anche lo sguardo sarebbe rivelatore della genuinità del linguaggio. Insomma il nostro corpo parla già abbastanza di noi, osserva, metabolizza e trasmette all’istante ciò di cui siamo portatori e, silenzioso, sentenzia senza appello a nostro favore oppure ne veniamo irrimediabilmente bocciati. Noi non lo percepiamo e andiamo avanti a cuor leggero, convinti di far presa sui nostri ascoltatori con la forza delle parole.

In genere i più avveduti, gesticolano meno probabilmente per essere già passati da un processo autoimmune e se ne guardano bene dal ricadervi. Non c’entra molto la maggior o minore convinzione che si nutre sul proprio messaggio, è forse più importante rendersi conto che la forza delle parole non ha bisogno della nostra mimica per affermarsi. E che sarebbe più giusto curare forma e sintassi, oltre alle idee ovviamente. 

Parlar meno a sproposito dovrebbe diventare anche una forma di prudenza: dall’altra parte (del palco o dello schermo) c’è sempre un pubblico che non se la beve. Ma ragioni di calcolo dicono il contrario: sono di più quelli che ingurgitano di tutto. 

FOTO: Fernandel e Totò (credit Fanpage) 

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