Ayatollah

Gli Ayatollah, veri statisti

Fidiamoci degli Ayatollah e il mondo potrà tornare alla sua antica stabilità. Lasciare le redini del conflitto in Medio Oriente nelle mani dell’America di Trump, sarebbe solo crisi che si avvita su sé stessa. L’Iran, pur indebolito dai bombardamenti, sembra ora più disposto ad accordare una via d’uscita al tycoon avendone percepito da un pezzo le difficoltà operative e politiche. 

L’intesa sui quattordici punti su cui si lavora non cambierà molto, forse nulla dei punti di scontro alla base dell’ira funesta del presidente americano. Forse sarebbe bastato ascoltare gli analisti per capire che l’Iran, paese stoicamente votato al sacrificio, avrebbe saputo resistere a qualunque accidente come accade da quando la guida suprema Khomeini (1979) rovesciò lo Scià di Persia.

L’ultimo fallimento del Project Freedom degli americani dovrebbe aver sancito ormai definitivamente l’epilogo di questa stupida guerra. La scorta armata delle navi occidentali fatte disinvoltamente entrare nello Stretto di Hormuz, è durata lo spazio di un mattino dopo una cannonata dei pasdaran sulla portacontainer francese. 

C’è da essere sbalorditi di quanta inettitudine vi sia oggi al vertice della più influente nazione al mondo, culla della libertà e delle uguaglianze come almeno si diceva una volta. Ora si tratta di capire come uscirne, finalmente anche Trump ci è arrivato: si dovrà glissare sul nucleare, trovare un punto di contatto su questo. Non se ne uscirà diversamente. 

E’ il punto centrale della contesa, sull’arricchimento dell’uranio gli Ayatollah hanno chiarito di non essere disposti a fare passi indietro. E del resto su una limitazione – non eliminazione – del progetto nucleare iraniano si fondava l’intesa con l’America di Obama, trattato poi revocato dal Trump “one” convinto di poter ottenere un accordo migliore a suon di bombe, come si è visto.

Oggi siamo al punto che l’Iran, secondo fonti anonime, potrebbe arrivare alla bomba atomica entro un anno. La percentuale concordata con l’amministrazione Obama (3,67) avrebbe consentito agli Ayatollah di procurarsi l’energia sufficiente per un programma civile sul nucleare, per aprire nuove centrali.  Evidente che vi fosse dell’altro nella caccia alle streghe portata avanti in questi anni dai pasdaran. Ma serviva insistere su quei trattati, non inasprire uno scontro che gli Usa, basandosi sulle informazioni sbagliate di Israele, contavano di chiudere a proprio favore in poco tempo.  

Trump ha preso al volo l’opportunità (infuriava lo scandalo Epstein) mettendoci dentro tutta l’insensatezza di una presidenza che dalle minacce e dai ripensamenti sui dazi in poi sarà ricordata come la più disastrosa nella storia degli Stati Uniti d’America. Non a caso lo chiamano «Taco» (acronimo di Trump always chickens out, fa sempre marcia indietro). Il problema è chi paga il conto.  

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