Non sembra interessi, alla famiglia Poggi, scoprire la verità sulla morte di Chiara. La figlia perduta è ormai andata, diciannove anni fa. C’è un colpevole, l’ex fidanzato che l’avrebbe colpita con un oggetto mai identificato: oggi sconta la sua pena in carcere, tra un lavoro di informatico fuori le mura al mattino e il ritorno sulla brandina la sera. Ma allora perché girarci ancora intorno sul delitto di Garlasco sopito da un pezzo?
Il ragionamento non fa una piega, se non fosse per un punto: la verità giudiziaria, già traballante all’inizio, è tornata ancor più in discussione dopo le nuove indagini. Forse ancora non si può dire se nel frattempo, grazie ai nuovi strumenti d’inchiesta, prima ancora di scoprire le novità che riguardino la posizione di Sempio, i riscontri sulla scena del delitto rivelino nuovi particolari decisivi. Una realtà però sembra lampante: chi indagò sulla scena del delitto nei giorni successivi al 13 agosto 2007 si mosse con superficialità forse mosso dall’idea del finale già scontato.
Ebbene Alberto Stasi, il fidanzato, fu assolto in primo grado. Il processo poi prese un’altra strada, prove inoppugnabili non ce n’erano, si arrivò alla conclusione che Stasi all’ora del delitto fosse nella villetta dei Poggi e se due più due fa quattro….
Dimostrare oggi la colpevolezza di Sempio sarà molto difficile, se sono i soliloqui dell’indagato a guidare le nuove rivelazioni. Ma è la posizione della famiglia Poggi che desta più di qualche perplessità. Papà e mamma, prostrati dal dolore, è anche giusto che abbiano deciso di farla finita con questo stillicidio di contorno, gli eterni talk-show sull’argomento, periti e consulenti che si accapigliano… Spettacolo inguardabile.
Per i Poggi, è Stasi il colpevole senza più ombra di ragionevole dubbio. Possono aver ragione, tuttavia in queste circostanze ci si aspetterebbe un atteggiamento minimo di apertura verso le nuove rivelazioni: “Se ci sono prove nuove, si cerchi la verità”. Sarebbe più giusto sentirsi dire questo dalla famiglia di Chiara, non la chiusura netta e pervicace sulla colpevolezza di Stasi. Il quale peraltro, non sembra avere proprio la postura del killer nemmeno dopo quasi dieci anni già trascorsi dietro le sbarre.
Andrea Sempio era un amico di famiglia, il fratello di Chiara ne difende a spada tratta le ragioni anche oggi che il compagno di videogiochi è formalmente indagato. Anche qui tutto condivisibile, ferrea la volontà della famiglia di non riaprire una piaga destinata a sanguinare all’infinito. Ma sembra un posizione un po’ cinica e irriguardosa verso gli inquirenti: la ricerca della verità non dovrebbe essere solo prerogativa di forze dell’ordine e magistratura.
