Alzi la mano chi non avrebbe voluto essere al posto di Donald Trump, al telefono con Bibi Netanyahu, quando il presidente Usa ha vomitato addosso al capo del governo israeliano carinerie del tipo: “Sei una testa di c…”. E ancora: “Dovresti essere in galera se non fosse per me…”
C’è da dire che il tycoon non s’è risparmiato, la rabbia tutt’altro che contenuta era dovuta all’ennesimo raid dell’Idf in Libano contro Hezbollah, proprio mentre il dialogo Usa-Iran sull’accordo di «pace» e la riapertura dello stretto di Hormuz sembrava a buon punto.
Così, palla al centro. La crisi in Medio Oriente continua. Il dialogo, per fortuna non interrotto, torna però in salita. E Israele forse solo ora l’avrà compreso che a furia di bombardare e minacciare i vicini rischia di provocare un’ondata di antisemitismo nel mondo che nemmeno al tempo del nazifascismo… Persino tra i simpatizzanti storici del paese ebraico si registrano adesso distinguo e alzate di spalle, la polemica sulle parole di Francesco De Gregori (“non ho un’idea in merito”) e dello scrittore Erri De Luca (“Israele ha diritto di difendersi”) suscita reazioni indignate dall’”altra parte”, il popolo della Flottilla e dei pro Pal, come se sull’argomento non si possa essere neutrali.
“Meno male che c’è Trump”, verrebbe allora da aggiungere se il nostro sollievo non apparisse comunque fuori luogo visto quel che sta combinando il presidente della superpotenza americana. Va però detto anche che certe sfuriate sono oggi l’unico canale diplomatico di una certa efficacia su certi bulli di quartiere come il barricadero di Tel Aviv e il dittatore di Mosca che non riesce più a fare un passo in Ucraina, subendo sempre più la reazione degli occupati, bravi a sfruttare il tempo dei tappeti rossi in Alaska per potenziare la costruzione dei droni che oggi spaventano il regime di Mosca.
C’era una volta la diplomazia dei capi di stato, un tempo le cancellerie per protestare ritiravano l’ambasciatore. Con Trump non ce n’è bisogno, lui manda al diavolo chi vuole su Truth e fa nulla se poi si contraddice nel giro di poche ore tra un ordine e l’altro impartito ai suoi generali: anche gli ayatollah si sono rassegnati a questo ordine delle cose, ma sembrano al momento i veri vincitori del negoziato comunque andrà a finire.
Fortuna che al mondo dei social viene fuori tutto, forse anche troppo. Per quanto la conversazione, diciamo così, Trump-Netanyahu sia stata ripulita e corretta dalla Casa Bianca (un “normale scambio di idee”), dal sito americano Axios abbiamo invece potuto apprendere anche le virgole di quel violento cazziatone. E’ anche questa la democrazia, bellezza, e nessuno potrà farci niente.
