- Rockfeller con il suo miliardo (1916) gli fa un baffo. Elon Musk, primo «trilionario» un secolo e dieci anni dopo (2026), alza l’asticella dei ricchi sfondati. E per forza che adesso voglia puntare alla conquista di Marte: la terra, effettivamente, gli sta stretta. L’umanità però dovrebbe ringraziare uno così. Se, alzando il livello della sua rutilante ricchezza, il visionario ceo di Tesla e di SpaceX riuscisse a riprodurre l’effetto «alta marea» sul benessere della popolazione mondiale, andrebbe protetto come il Panda in una riserva del Wwf.
Quanto a munificenza il tycoon sudafricano naturalizzato negli Usa non è infatti secondo a nessuno. Nel suo piccolo (si fa per dire), Musk ha già moltiplicato la ricchezza dei suoi circa 5mila dipendenti-azionisti grazie al flottante delle sue aziende quotate in Borsa. Non è l’unico esempio di capitalismo allargato alla gente comune, ma se quello di Musk diventasse un modello per i capitani d’impresa, anche in Europa, si avrebbe un effetto più allargato di ricchezza. E forse si riuscirebbe a contrastare le forti disparità nelle economie occidentali: vedere per credere che fine ha fatto il ceto medio, schiacciato sempre più sui redditi più bassi.
Qualcosa non torna, se mister mille miliardi con la sua straripante ricchezza pensa di più alle conquiste planetarie che non a incidere sul gap della povertà mondiale. Non avrebbe molti replicanti del suo esempio, l’impressione almeno è questa. Se Musk diffonde di sé l’immagine del magnanimo sognatore, al contrario molti suoi emuli pensano solo a far soldi per innalzare ancora un po’ la torre d’avorio da cui spadroneggiare con le proprie fortune. La tracotanza dei ricchi, tema dominante nella letteratura di fine Ottocento, è diventato nell’epoca dell’innovazione tecnologica e dell’intelligenza artificiale un romanzo quotidiano. Dovrebbe costituire un allarme, scuotere le nostre civiltà: sappiamo già come finì. Il progresso sociale, faticosamente conquistato dopo il boom degli anni ’60, rischia di diventare carta straccia?
Altri tempi, d’accordo. Ma mica poi tanto. «Fazo tutto mi», diceva il cumenda milanese, simbolo del boom economico di quegli anni. Oggi l’evoluzione della specie è cresciuta dismisura e i “padroni delle ferriere”, altro termine in voga a quei tempi, sono meno prevedibili e si rifugiano nelle Bitcoin.
“Morale”, non è più un termine spendibile. Chi critica finisce travolto dalla corrente dei social. I grandi affari si conoscono a posteriori e risalire a nomi, cause e concause richiede tempo, fatica, team specializzati di giornalisti e soprattutto legali. La democrazia nel mondo è un animale braccato, come il libero pensiero.
L’influenza delle grandi potenze (Usa, Cina e poi?) sposta poco della geopolitica mondiale, lo dicono le guerre di questi anni. Ma se le bombe non risolvono più i conflitti è un bene. La guerra è per i poveri illusi, il potere si esercita con la finanza e i capitali.
Musk è la punta dell’iceberg di quell’1% della plutocrazia mondiale che muove le leve del pianeta e anzi l’intelligenza artificiale è lo strumento che ci voleva per sviluppare un controllo e un’influenza insperati. Il primo trilione della ricchezza del mondo nelle mani di uno è solo un concetto numerico. Una spia per farci rendere conto della direzione, ad oggi senza meta, che stiamo prendendo.
