Farsi eleggere senza darlo a vedere. Acquattati dietro il capolista, i parlamentari della Repubblica italiana scelgono ancora una volta l’irrilevanza. Alle prossime elezioni politiche, complice il voto alla Camera che nega le preferenze, i futuri deputati (tra questi gli stessi autori dell’imboscata) se ne staranno in lista buoni e zitti dietro il capo partito, colui che sempre più deciderà vita e morte (politica) del parlamentare in coda.
I deputati scelgono le liste bloccate, le donne (a sorpresa) molto più degli uomini. Tutti tengono famiglia. Riuscire a piazzarsi in posizione eleggibile sulla scheda elettorale, conta molto di più delle idee da esporre in campagna elettorale per conquistare qualche voto in più.
La chiamavano democrazia… Ma questa è semmai l’occupazione della democrazia. Il segretario di partito e i suoi giannizzeri, usano gli stessi metodi dei caporali che con i lavoratori extracomunitari fanno più o meno così: chi sgarra finisce fuori, non prima di avergli spillato i soldi del panino.
Li chiamavano “parlamentari”: ma di cosa? Il posto in lista si guadagna con la fedeltà cieca e assoluta, casomai qualcuno si facesse venire il dubbio. Ma niente paura, di dubbi non ce ne saranno tra gli aspiranti neo-peones del Palazzo, non ce ne sono stati troppi per la verità nemmeno nel corso della XIX legislatura italiana, quella del record di durata del governo Meloni. Un Parlamento così anonimo nella storia della Repubblica non si ricorda a memoria d’uomo.
Sembrava che un sussulto ci fosse, proprio sulle preferenze. Ma per votare contro: 50 franchi tiratori, tutti individuabili nella Maggioranza, hanno affossato la legge per un voto. Al passaggio successivo, corretto il misfatto, è arrivata l’approvazione bulgara. Quale edificante immagine pensano di poter esibire i parlamentari italiani dopo l’ennesimo teatrino? Ci sono abituati e pure noi, cosiddetti elettori, a quel teatrino. Neanche ci facciamo più caso – è questo non va bene – alle sciocchezze che combinano in Parlamento e dintorni. Tranquilli, saranno tutti o quasi riproposti. Contano i partiti, non chi va a votare. Ci saranno allora più astenuti? Sicuro, ma anche qui sbaglieremmo a considerare l’astensionismo una forma di protesta. E’ esattamente il contrario, “loro” in fondo si votano con le proprie truppe.
Si dice ora che Meloni non sia più tranquilla da quando Vannacci le ruba gli argomenti, specie su temi securitari. E si dice ancora che il «premierato» (che porterebbe dritto al Quirinale), sia un progetto minacciato fin nella culla, se il campanello d’allarme dei franchi tiratori dovesse riproporsi.
Il rischio c’è: la Lega di Salvini, scavalcata dall’ex generale, medita un colpo di coda. I notisti parlano di “due Leghe” e di “due Forza Italia” in seno alla maggioranza.
Fossero riscontrabili, tra qualche tempo, questi giochi di palazzo, ci sarebbe da assistere almeno a una campagna elettorale piena di sorprese fino alle prossime Politiche (si dice in aprile 2027). Agli elettori non resta che godersi lo spettacolo. A vincere non saranno i cittadini. Che poi da tale confusione possa trarre vantaggio il centrosinistra non può rassicurare il popolo. Anche lì siamo all’armata Brancaleone: andranno al governo solo per gli sgambetti che ci saranno dall’altra arte.
