Un fermoimmagine in cui si vede Abderrahim Fakir, fermo dopo essere stato immobilizzato                  dagli agenti a Bologna                  il 19 luglio 2026. Il 43enne di origine marocchina è morto                  durante l'intervento della polizia. ANSA

Se la gente torna a pensare

La nipote di Fakir, il commerciante marocchino morto a Bologna con le manette ai polsi (foto), che si sbraccia e urla con tutta la forza che ha in gola “non vogliamo vendetta”. Dietro di lei un supporter aggiunge le sue urla a quelle della ragazza,  il ripetuto battimani inutile e eccessivo aggiunge altro livore camuffato da finta solidarietà.

Sono questi gli errori che uniformano il centrosinistra al centrodestra. Nella sguaiata risposta, nel metterla sullo stesso piano.  Buttarla in caciara come se “dall’altra parte” non avessero un modo per distinguersi da “quegli altri” uniformando, la colpa più grave, il messaggio per gli elettori. Che non sono gli stessi, che non solo uguali.

 Lo scontro è politico ma della peggior specie, la morte di un uomo e l’accertamento dei fatti diventano aspetti irrilevanti nella panna montata di una guerra tra bande che dovrebbe poi trasferirsi nelle urne. E siccome di voti nuovi non ce ne  saranno (così si alimenta l’astensionismo, non lo si combatte), si tenta di aizzare le persone sperando che ci sia ancora qualcuno in giro disposto a credergli. Chi sta con Roggero e chi con Fakir e in quel rodeo multiforme che è diventata la politica italiana un personaggio come l’ex generale Vannacci ci sta a pennello, lui il principe degli aizzatori oggi travestito da gladiatore con la scusa della goliardata sull’AI.

L’impressione è che costoro in fondo si divertano, alle spalle di chi non arriva alla fine del mese. Loro godono di lauti stipendi e di ricche pensioni, si fanno un partito e giocano con le parole. Di qua si suda per il gasolio che risale a 2 euro al litro, mentre la bolletta da pagare non aspetta e che c’è pure il mutuo implacabile.

Va detto che questa volta la cronaca, una regia perfida che sembra studiata, li ha messi specularmente di fronte i “pro” dai “contro”. Non si era ancora spenta l’eco dell’arresto del gioielliere Ruggero, finito in carcere per aver sparato alle spalle e ucciso due rapinatori in fuga, che è arrivato l‘arresto con morte del commerciante in escandescenze. Il primo scalda i cuori della destra securitaria, che vede la legittima difesa anche nella caccia al rapinatore in fuga. Il secondo è materia fresca e pronta all’uso per il centrosinistra che di rimando s’indigna con le forze dell’ordine «modello Ice» per il commerciante marocchino ubriaco e molesto, fermato dai poliziotti richiamati dalle telefonate dei residenti al rione Palestro, morto nella colluttazione.

Temi che si contrappongono, l’abuso della legittima difesa e l’eccessiva forza d’urto dei poliziotti, subito incanalati nei rispettivi flussi della contrapposizione politica senza badare un attimo all’oggettività dei due episodi. E così provano a privarci delle nostre facoltà mentali:  non c’entra la legittima difesa se sparo a uno di spalle che sta scappando, sarà pure eccessivo il ricorso alle manette e alle cavigliere, ma come si tiene a bada un ubriaco che molesta e può diventare pericoloso? 

Se la politica imbracciasse il bazooka della ragione e non delle parole, forse si avrebbero più votanti a meno che non sia proprio questo il terrore della politica politicante di oggi, che la gente torni a pensare. Lo dimostra il silenzio della presidente del Consiglio sul caso Fakir, ma non sul primo: Meloni si era già pronunciata sulle attenuanti da riconoscere al gioielliere in carcere.  

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