Baldini

Baldini, è l’indirizzo giusto

Silvio Baldini, chi se non lui? Maldini e Leonardo si sono già incartati. Dopo due rifiuti (Buffon e Guardiola) in un solo giorno, la scelta del commissario tecnico della Nazionale è già in salita. E allora, servirebbe innanzitutto un bagno di umiltà: non Pirlo (come un cavolo a merenda) e nemmeno Mancini o Conte, minestra riscaldata. Ripartire dall’ultimo e unico tecnico che ha ridato nerbo e grinta all’ultima Nazionale raccogliticcia, ma vincente di giugno, sarebbe la mossa più coerente da fare in una fase di riallineamento del calcio italiano.

Baldini (foto GettyImages) prestato dall’Under 21 alla guida della Nazionale maggiore ha vinto le due amichevoli azzurre contro Lussemburgo e Grecia, 1-0 e via senza impressionare ma era importante tenere la barra dritta. Piccole vittorie di provincia che permettono agli Azzurri di non sprofondare nel ranking FIFA, ma anzi di guadagnare tre posizioni.

Se la Nazionale naufragata in Bosnia avesse avuto la stessa grinta del blocco giovani dell’Under 21, rinforzato da alcuni big della vecchia guardia (Donnarumma), sarebbe stato molto più difficile sbatterci fuori dall’ultimo Mondiale. 

Settembre è già dietro l’angolo, ci sono le qualificazioni per la Nation League, ci attendono in successione il Belgio (senza allenatore) il 25 all’Olimpico di Roma, poi Francia e Turchia. E qui c’è da ricostruire tutto da capo.

Baldini saprebbe già da dove partire, non ha pretese né economiche, né di altro tipo, chiede solo di essere messo alla prova lui che alleva il culto del lavoro fin dalle categorie più infime del calcio italiano. Malagò dovrebbe accontentarlo per una semplice ragione: pensare a come si sentirebbe il prossimo Ct che accettasse la panchina,  dopo il rifiuto di Guardiola.

D’accordo, stiamo parlando del numero 1. Ma un tecnico come Andrea Pirlo – grande calciatore, valore in panchina tutto ancora da dimostrare – che non godrebbe della spinta popolare (ma solo quella di Maldini-Leonardo e nemmeno di Malagò che vuole Mancini), non avrebbe vita facile se toppasse al primo intoppo. Impatto migliore potrebbe essere quello di Roberto Mancini, il cosiddetto predestinato, che quasi considera un’intrusione l’intermezzo di Guardiola. Già uno come Antonio Conte dovrebbe tirarsi a questo punto fuori dalla partita: lui è l’altro numero 1 (secondo il suo infinito ego), potrebbe mai essere un residuato di Guardiola?

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