L’informazione da ripensare, siamo al “Ground zero”


L’informazione in Capitanata la fanno sostanzialmente i giornalisti precari, oltre 400 i pubblicisti censiti dall’Ordine dei giornalisti cui si aggiungono i 50 professionisti ufficialmente iscritti. Numeri poderosi per una provincia pur vasta e una professione che si va via via assottigliando. Sempre meno gli editori che decidono di investire in un settore depredato dalle tecnologie digitali. Servirebbe una riforma di sistema che nessun governo ha voluto finora affrontare. La crisi, e non da oggi, si tocca con mano: le redazioni si riducono sempre di più, le tv locali sono quasi scomparse, dominano la scena i siti online in attesa che si rimetta in piedi la “nostra” Gazzetta del Mezzogiorno che ha lasciato in questo territorio un vuoto informativo che Ordine dei giornalisti e Federazione nazionale della Stampa non esitano a giudicare «grave per la democrazia». La discussione sulla crisi del sistema si ferma tuttavia a questi preliminari. Durante il confronto sul “caso Capitanata” promosso a Foggia dall’Ordine, si è parlato di precariato, di editori locali che scompaiono, di fake news in agguato e di abusi della professione. Tutte cose già risapute. Andrebbe però spesa una parola in più per i tanti professionisti dell’informazione, eternamente sottopagati e privi di qualsivoglia gratificazione professionale, che ogni mattina telecamera e/o smartphone in spalla si mettono alla ricerca di notizie, le verificano, le pubblicano. Garantiscono un flusso informativo che ha permesso a tanti cittadini di essere più informati e di consolidare una coscienza critica attraverso la narrazione del nostro quotidiano. Informazione dunque anche come strumento di coesione sociale in un territorio disgregato e colpito duramente nel suo campo d’insieme dalle disavventure di certa politica e dall’ombra sinistra della criminalità.
Questa rete era stata finora tenuta in piedi dalla “Gazzetta” attraverso i bar, i barbieri, veri e propri punti informativi (involontari) mentre si faceva altro: si prendeva un caffè, si rimetteva in sesto la messinpiega. Oltre alle vendite in edicola, naturalmente, ahinoi, sempre più in ribasso negli ultimi tempi. La pandemia ha azzerato tutto questo, poi c’è stata la sospensione delle pubblicazioni del principale organo di Puglia. Siamo al “Ground zero” del sistema informativo locale (senza nulla togliere a chi sul campo e resta e continua a fare il suo dovere). Mai noi giornalisti della Gazzetta siamo stati “tirati per la giacca” così insistentemente dai nostri lettori: «Quando riaprite? Non ci abbandonate…», le esortazioni continue. Ebbene la speranza è che la rinascita della Gazzetta possa contribuire ad alimentare la speranza di tanti di noi e dei cittadini che vogliono essere informati: perché le notizie non vanno in crisi, ma ci vorrà sempre qualcuno che le riporti e le commenti in modo corretto. Altrimenti sarà un problema innanzitutto per i cittadini, fuorviati da una pseudo informazione parziale e suggestiva. Il rischio è dietro l’angolo, le fake news non sono un’invenzione giornalistica. E del resto si possono incontrare ogni giorno, andando a consultare i siti “giusti”. Attenzione, fake news sono anche le notizie riportate male per mancanza di una giusta scuola o di coraggio da parte di chi le scrive. Per questo l’argomento sugli “invisibili” non andrebbe liquidato con commiserazione e un’alzata di spalle.

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