Pio e Amedeo ribaltano le classifiche sulla qualità della vita

Esiste un livello di benessere impalpabile, astratto e forse non quantificabile che Pio e Amedeo, nel loro film “Belli Ciao”, hanno squadernato con la solita irruente franchezza sul tavolo delle nostre vacanze natalizie azzoppate dal Covid. Prendendo spunto dall’arcinota dicotomia Nord-Sud (filo conduttore della pellicola), i due comici foggiani si sono chiesti se l’inquilino della porta accanto, quello che saluta se incrocia il nostro sguardo sul balcone o che ci fa fare due chiacchiere in ascensore, non costituisca in fondo un fattore di vivibilità positivo oggi non rilevato e forse non rilevabile sul piano scientifico dalle classifiche nazionali sulla qualità della vita. Se lo fosse – ed è questa, riteniamo, la provocazione del film – il dato andrebbe a marcare una certa differenza tra le regioni del Nord e quelle del Sud, questa volta sicuramente a vantaggio di queste ultime oggi regolarmente penalizzate da criteri oggettivi inoppugnabili in quelle stesse classifiche. Il sorriso del vicino non andrebbe certamente a stravolgere la graduatoria sulla qualità della vita che si basa su decine di altri indicatori (dal reddito pro-capite, al tasso di sicurezza, alla qualità dell’aria e dell’ambiente dato quest’ultimo che già segna un punto di vantaggio del Sud rispetto al Nord). Ma potrebbe scolorire la macchia della invivibilità che grava sul Mezzogiorno del paese, forse a torto. Insomma, un saluto e un sorriso in più, se fossero misurabili, quale peso avrebbero in quelle classifiche? 

In fondo si tratta di qualità risapute anche al Nord: nelle città del Sud i rapporti umani sono come l’aria che respiriamo, non ce ne accorgiamo per quanto sono scontati soprattutto nei piccoli comuni (un po’ meno nelle città più grandi). E quando scarseggiano (come nella parodia del prezzemolo che Amedeo chiede al vicino) si rischia addirittura una denuncia per tentata rapina. 

Sintomatico peraltro come la riflessione arrivi dai due comici originari della città che più di tutte in questi anni ha pagato dazio all’infamia del “dove si vive peggio”: Foggia, con la sua provincia, occupa stabilmente gli ultimi posti nelle graduatorie del Sole 24Ore e di Italia Oggi, non senza demerito peraltro. Quella posizione viene riscontrata dai foggiani tutti i giorni, ma poi al netto di tutto quanti cittadini abbandonerebbero dall’oggi al domani la propria città perché indignati per le strade sporche, la criminalità e altre cosucce del genere? Ad andar via sono soprattutto i giovani, una piaga che ogni anno sanguina sempre di più perché i viaggi della speranza al Nord sono ormai nell’ordine delle migliaia. Ma molti di essi ritornano, a volte respinti da quelle condizioni di disilluso benessere che credevano di trovare al di là della linea gotica (altra traccia dal film dei due artisti foggiani). 

Cosa intendiamo allora per benessere? Ragionando sul concetto empirico segnalato da Pio e Amedeo, il paradosso utilizzato nel film non sarebbe altro che un’estensione del significato di “sentiment”, ovvero l’attribuzione di un parametro economico utilizzato dalle società di analisi e di mercato per misurare le opinioni dei consumatori e così orientare gli investimenti. Qualcosa dunque di valutabile concretamente, non certo aria fritta. Così l’umore dei sottoscrittori diviene esso stesso valore di mercato. Magari determinato da un sorriso e da una stretta di mano, sottoprodotti di un tipo di benessere che oggi chiamiamo in un altro modo e che quasi ignoriamo. 

      

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