Il ricatto del gas russo ci induce a cambiare le nostre abitudini

by Roberto Levantaci –

La vera minaccia utilizzata dalla Russia contro l’Occidente non è il nucleare, ma l’energia. Petrolio e gas, necessari al funzionamento della nostra vita. Siamo dipendenti dal gas russo come il neonato dalla tetta della mamma. Con la differenza che il latte è gratis, il gas no. Un miliardo di euro al giorno a madre Russia, prontamente investiti in armamenti militari. Senza accorgercene, stiamo finanziando un criminale di guerra. E a poco o nulla servono le sanzioni economiche imposte. La caduta del rublo è durata qualche giorno, ora la moneta russa è tornata a volare, da quando il macellaio ha deciso di farsi pagare non più in dollari, tantomeno in euro, ma con la sua valuta. Assistenza umanitaria, invio di armi, derrate alimentari, acqua, medicinali. L’Occidente non si è voltato dall’altra parte. Biden è sceso in campo, non di fioretto, ma di sciabola. L’Europa si sta dando un gran da fare. Commuove la solidarietà della Polonia. Due milioni di rifugiati ucraini in un mese sono una città come Milano. Ma si potrebbe fare di più. La strada dell’isolamento Russo intrapresa dall’Occidente è interrotta dall’imponente volume di affari economici ancora in atto con il paese di quel malato di mente.

Siamo di fronte a un bivio. Il colpo di grazia potrebbe essere rappresentato dalla totale soppressione delle transazioni economiche tra noi e loro. Il timore che il delinquente avrebbe potuto chiuderci i rubinetti è stata solo un’improbabile ipotesi di coloro che, per totale assenza di coraggio, avrebbero auspicato una veloce debacle del popolo ucraino. Gli stessi che non invierebbero armi al popolo aggredito per paura che il conflitto possa allargarsi, che possa coinvolgere anche loro. Fa un certo effetto constatare che le minacce di quello squilibrato possano davvero intimorire più di qualcuno. È necessario un cambio di rotta, altrimenti questa guerra non finirà così presto. A brigante, brigante e mezzo. Chiudiamo noi il flusso di danaro, rinunciando al gas russo. Potrebbe essere la nostra controffensiva. Potrebbe rappresentare il definitivo tracollo dell’assassino. La mossa vincente. La vittoriosa astinenza contro la dipendenza. La scoperta del vaccino contro il virus. Non sarebbe una cosa semplice, ma potremmo provarci. Chissà, forse è  finalmente arrivato il momento di muoversi in un’altra direzione, Greta Thunberg ce lo sta chiedendo da un pezzo, l’Unione Europea pure.

Siamo dipendenti per un buon cinquanta per cento dall’energia sovietica. Basterebbe dimezzare i nostri bisogni. Fare qualche sacrificio, rinunciare a piccole comodità quotidiane. In attesa di nuovi scenari, di altre soluzioni. Siamo disposti a prendere la macchina un giorno sì e uno no? Fare la doccia ogni due giorni? Scegliere una volta per tutte qualcosa di alternativo, come l’eolico o il solare? Oppure, come avrebbe detto Oscar Wilde, possiamo fare a meno di tutto, tranne che del superfluo? La libertà non è un concetto isolato, il privilegio di alcuni, un club esclusivo per pochi eletti. In un mondo di assassini e criminali la libertà va conquistata, guadagnata, difesa, custodita, tenuta stretta. Siamo davvero intenzionati a stare al fianco di chi è stato brutalmente aggredito? Siamo disponibili a offrire tutto il nostro contributo? Siamo pronti a staccarci definitivamente dalla tetta avvelenata di un tiranno scellerato? Putin è un criminale di guerra, andrebbe processato. Se non si riesce, andrebbe perlomeno internato.
Emarginato, isolato. Quando tutto sarà finito, e indipendentemente da come finirà, lo psicopatico non potrà più varcare il confine del suo paese. Rinchiudiamolo e buttiamo via la chiave. Lasciamogli il suo gas, non ci interessa. Lasciamogli il suo petrolio macchiato di sangue. Lasciamo pure che continui a comprare panfili da un miliardo di dollari, o piumini in cachemire di Loro Piana a dodicimila euro al pezzo. Ma ce li deve pagare. E non in rubli. E nemmeno in dollari. In euro. La Cina per ora non si pronuncia, ma c’è un vecchio proverbio cinese che dice così: “Ciò che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla”.

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