Mister Prezzi siamo noi, che denunciamo le tante, troppe, distorsioni sui prezzi al consumo. Però poi cediamo alla rassegnazione e non lasciamo la macchina in garage per non subire i rincari della benzina. Se i tempi delle sanzioni sono lunghi, le istruttorie arzigogolate e difficili, alla fine è sempre il consumatore a rimetterci le penne: perché vorrebbe che, dalla sua denuncia, venisse fuori almeno qualche elemento di concorrenza in più. Com’è accaduto per le tariffe delle compagnie telefoniche, quasi un decennio fa. E invece proprio sui carburanti i prezzi si somigliano tutti, o quasi.
Così ora, nell’estate di grazia 2026, i gestori sembrano aver finalmente raggiunto lo scopo: portare il prezzo dei carburanti sopra i 2 euro al litro. Egregio mister Prezzi, proprio non le sembra questo un cartello sulla benzina?
Dicono che gli strumenti della democrazia abbiano fatto di noi contribuenti soggetti più consapevoli, in fondo la possibilità di denunciare ci offre questo tipo di facoltà. Ma sui carburanti e altri generi di largo consumo siamo ancora semplicemente carne da macello, accettiamo per sfinimento il mercato che ci gira intorno ed a volte siamo sì consapevoli ma della ineluttabilità di farci sbranare.
Sul prezzo dei carburanti stiamo assistendo all’ennesima estate di rincari, essendo toccato in sorte quest’anno ai gestori lo straordinario alibi della perdurante chiusura dello stretto di Hormuz. Si riducono le importazioni dai paesi del golfo Persico, diminuiscono i rifornimenti, la benzina deve costare di più. Ma questa spiegazione poteva andar bene negli anni ’70, in pieno choc petrolifero. Oggi l’evidente calo di domanda, con tutte le auto elettriche e ibride in circolazione, produce riflessi diretti sui consumi. L’equazione del prezzo che aumenta se il Brent costa di più, deve fare i conti con uno scenario in movimento.
E del resto l’ultimo rapporto dell’Opec lo dice chiaro: nel 2026 la domanda mondiale di greggio si attesterà sui 580mila barili al giorno, abbassando ulteriormente le previsioni di crescita. L’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio invita, par di capire, a non tirare troppo la corda. Gli economisti dovrebbero chiarire quale connessione vi sia fra la domanda in fase calante e la riduzione dell’offerta.
Ragionando con la semplicità della massaia, se c’è scarsità di un bene e il prezzo aumenta la contrazione della domanda e’ la prima conseguenza logica. E’ quel che sta accadendo anche sui carburanti. A meno che non paliamo di beni di lusso dove l’unicità è il vero valore aggiunto. E’ su questo e altre apparenti incongruenze che Mister Prezzi, o chi per lui, dovrebbe illuminarci, oltre ad attivare (attraverso il governo) i controlli alle pompe di benzina da parte della guardia di Finanza.
E invece in Italia accade che il governo riduca per decreto l’incidenza delle accise sul litro di carburante, mentre 700 gestori aumentino ancora i prezzi. E che altre 2500 stazioni di servizio non applichino proprio gli sconti sulle accise lasciando il prezzo invariato. I controlli sono partiti e vedremo a cosa approderanno, ma più che alle sanzioni che evidentemente non spaventano bisognerebbe pensare a un’azione più incisiva su chi specula, un gesto di responsabilità più forte su chi infrange le regole a carico sempre dei poveri cristi.
